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‘Angeli e Demoni’: chiusura indagini

Atteso il rilievo mediatico avuto dall’indagine, il Procuratore della Repubblica Dott. Marco Mescolini rende noto che in data 13 gennaio 2020 si sono concluse le attività di indagine nell’ambito del procedimento penale convenzionalmente denominato “Angeli e Demoni” con l’emissione dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p. L’avviso è stato notificato in data odierna a tutti i 26 indagati e loro difensori ed aventi diritto nelle forme di legge, a cura del Nucleo Investigativo Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia, che ha anche eseguito le lunghe e complesse indagini.

Rispetto ai soggetti iscritti al momento dell’esecuzione della nota misura cautelare del 27 giugno 2019, è stata stralciata la posizione di 4 indagati, per uno dei quali è già stata avanzata ed accolta richiesta di archiviazione.

Sono stati contestati tutti i capi di imputazione, numerosi dei quali ulteriormente integrati nella descrizione del fatto, in relazione ai quali il GIP aveva emesso la misura cautelare del 27 giugno, unitamente a quelli per i quali, anche successivamente a tale data, è stata emessa in tre occasioni dal medesimo misura interdittiva.

Il titolare dell’indagine ha, al momento, prestato consenso alla richiesta di patteggiamento avanzata da uno degli indagati, per cui è fissata udienza davanti al GIP il prossimo 27 gennaio.

Risultano al momento ancora sottoposti a misura cautelare (non custodiate e/o interdittiva) 3 indagati. Rispetto ai 102 capi di imputazione inizialmente contestati, si è proceduto all’avviso di conclusione indagini in ordine a 108 capi di imputazione, a vario titolo contestati agli indagati in ordine ai reati di cui agli artt. 314/2° comma c.p. (peculato d’uso), 323 c.p. (abuso d’ufficio), 336 c.p. (violenza o minaccia a un pubblico ufficiale), 373 c.p. (falsa perizia anche attraverso l’altrui inganno ex art. 48 c.p.), 374 c.p. (frode processuale) , 375 c.p. (depistaggio o frode in processo penale), 379 bis c.p. (rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale), 479 c.p.(falso ideologico in atto pubblico anche attraverso l ‘altrui inganno ex art. 48 c.p.), 572 c.p. (maltrattamenti in famiglia), 582-583 c.p. (lesioni dolose gravissime), 610 c.p. (violenza privata), 56-629 c.p. (tentata estorsione), 640 bis c.p. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche).

La massiccia attività istruttoria svolta successivamente all’esecuzione della misura cautelare, attraverso l’escussione di ulteriori persone informate sui fatti, le nuove consulenze tecniche svolte, gli interrogatori resi da alcuni degli indagati, appositamente corroborati da mirati riscontri, e non da ultimo l’analisi del materiale informatico e documentale in sequestro anche a seguito di alcune udienze davanti al GIP ed in contraddittorio tra le parti (in sede di richiesta di dissequestro e/o di esecuzione di copie forensi del contenuto del materiale informatico in sequestro anche in incidente probatorio), ha consentito non solo di confermare le ipotesi accusatorie già riconosciute dal GIP in fase cautelare, di integrare il quadro probatorio in relazione a talune non riconosciute dal GIP stesso in fase di emissione misura ed anche di individuare nuove fattispecie.

Si apre ora una fase in contraddittorio con gli indagati e i loro difensori che potranno esercitare i diritti previsti dall’art. 415 bis cpp nel termine di 20 gg. (ad esempio, oltre ad ottenere copia integrale degli atti, quello di essere interrogati ovvero di richiedere nuove attività di indagine, produrre memorie o documenti).

Terminata questa fase il titolare dell’indagine, valutati gli eventuali elementi nuovi, deciderà la propria posizione in relazione alla richiesta di rinvio a giudizio.