
A sostenerlo è il segretario generale del S.PP. Aldo Di Giacomo che aggiunge: “nelle carceri è persino complicato misurarsi la febbre per assenza di termometri laser e non esiste alcun controllo sul personale, sugli avvocati, sui parenti che vanno ai colloqui, sui fornitori e sui volontari. Questa ad oggi è la situazione reale che non consente alcun allarmismo. Per questo, dopo aver interessato da settimane i Ministri della Salute Speranza e Grazia e Giustizia Buonafede – riferisce Di Giacomo – siamo costretti ad alzare il tono della protesta e a rivolgerci ai Prefetti dei capoluoghi e ai Presidenti delle Regioni direttamente coinvolte dall’epidemia per istituire un tavolo specifico congiunto Prefetture-Regioni-Provveditorati-Ministeri Salute-Giustizia per le misure urgenti da assumere nelle carceri. Bloccare ogni contatto con l’esterno è una priorità insieme ad una campagna di vera prevenzione e di comunicazione. Soprattutto in questa circostanza non va sottovalutata – continua il segretario del S.PP. – l’insufficiente dotazione nelle carceri lombarde, venete, piemontesi ed emiliane di personale medico e sanitario. Dovrebbe semplicemente far rabbrividire il pensiero, ad oggi ipotetico, di un solo caso di coronavirus che potrebbe essere registrato in carcere. Non resterebbe che evacuare il carcere, vale a dire una popolazione carceraria anche di 3 mila persone. Abbiamo un caso – dice Di Giacomo – che non consente ulteriori sottovalutazioni: quello della nave da crociera Diamond Princess che testimonia come in spazi ristretti il virus abbia maggiore occasione di diffusione. La tutela del personale penitenziario per noi è irrinunciabile tanto più che ci viene riferito – dice ancora Di Giacomo – che i detenuti, fortemente allarmati, per primi stanno chiedendo di rinunciare ai colloqui con familiari ed avvocati pur di acquisire una certa sicurezza”.

