È stato presentato oggi il XXII Rapporto sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati realizzato dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea. L’indagine ha preso in considerazione oltre 290 mila laureati, di cui 19.058 dell’Università di Bologna: 10.062 di primo livello, 6.856 magistrali biennali e 2.064 a ciclo unico (i restanti sono laureati del corso pre-riforma in Scienze della Formazione primaria o in altri corsi pre-riforma).

L’Alma Mater conferma la sua elevata attrattività, con un numero di laureati fuori sede che supera di gran lunga la media nazionale e con dati molto alti anche per quanto riguarda i laureati internazionali. Molto buoni anche i risultati relativi alla condizione occupazionale, che offrono dati superiori alla media nazionale in molti indicatori.

“Il costante impegno che l’Università di Bologna dedica al miglioramento dei servizi per gli studenti e alla qualità della didattica emerge con chiarezza da questi numeri”, commenta il rettore Francesco Ubertini. “L’alto tasso di soddisfazione espresso dai nostri laureati e soprattutto gli ottimi dati sulla loro condizione occupazionale ci mostrano ancora una volta quanto il valore della formazione universitaria sia tenuto in alta considerazione dal mondo del lavoro”.

 

IL PROFILO DEI LAUREATI UNIBO

Dai dati sul profilo dei laureati arriva innanzitutto la conferma della forte attrattività di cui gode l’Università di Bologna. Il 45,7% dei laureati Unibo proviene infatti da fuori regione, il doppio rispetto alla media nazionale che si ferma al 23%. In particolare, è fuori sede il 40,1% dei laureati triennali, il 54,3% dei laureati magistrali biennali e il 45% dei laureati nei corsi magistrali a ciclo unico. Cresce ancora, inoltre, il numero di laureati con cittadinanza estera, complessivamente pari al 5,6% (erano il 5,4% lo scorso anno): anche in questo caso numeri sopra la media nazionale (che si ferma al 3,7%), con una forte presenza in particolare tra i laureati magistrali (8,5% contro una media nazionale del 5,5%).

Molto sopra la media nazionale anche i numeri dei laureati in corso dell’Alma Mater: il 67,3% chiude gli studi entro i tempi previsti contro una media nazionale che si ferma al 55,7%. In particolare, si laurea in corso il 68,4% di chi si iscrive a un corso di laurea triennale (56,1% la media nazionale) e il 69,6% di che sceglie un corso di laurea magistrale biennale (61% la media nazionale) e il 56,8% di chi sceglie un corso di laurea magistrale a ciclo unico (43,5% la media nazionale).

Altro punto di forza che emerge dai dati è il numero di laureati che ha svolto un’esperienza di studio all’estero, che arriva al 15,6% contro una media nazionale che si ferma invece all’11,2%. Tra questi c’è un 12,3% di laureati triennali (8,1% la media nazionale), un 20% di laureati magistrali biennali (15,7% la media nazionale) e un 18,4% di laureati magistrali a ciclo unico (15,6% la media nazionale).

Il 90,8% dei laureati si dichiara soddisfatto dell’esperienza universitaria all’Alma Mater nel suo complesso (era l’89,7% lo scorso anno). In particolare, l’88,4% dei laureati Unibo è soddisfatto del rapporto con il corpo docente e l’87,7% ritiene il carico di studio adeguato alla durata del corso. In merito alle infrastrutture messe a disposizione dall’Ateneo, l’80,9% dei laureati che le ha utilizzate considera le aule adeguate. Il 74,2% dei laureati sceglierebbe nuovamente lo stesso corso e lo stesso Ateneo, mentre il 14,1% si riscriverebbe allo stesso Ateneo, ma cambiando corso.

 

LA CONDIZIONE OCCUPAZIONALE DEI LAUREATI UNIBO

L’indagine sulla condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 33.106 laureati dell’Università di Bologna. I dati si concentrano sull’analisi delle performance dei laureati di primo e di secondo livello usciti nel 2018 e intervistati a un anno dal titolo e su quelle dei laureati di secondo livello usciti nel 2014 e intervistati dopo cinque anni.

Considerando i laureati triennali Unibo che, dopo il titolo, non si sono mai iscritti ad un nuovo corso di laurea (32,9%), a un anno dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione (si considerano occupati, seguendo la definizione adottata dall’Istat, tutti coloro che sono impegnati in un’attività retribuita, di lavoro o di formazione) è del 73,7%. Tra gli occupati, il 20,8% prosegue il lavoro iniziato prima della laurea, il 20,9% ha invece cambiato lavoro; il 58,2% ha iniziato a lavorare solo dopo il conseguimento del titolo. Il 19,7% degli occupati può contare su un lavoro alle dipendenze a tempo indeterminato, mentre il 45,2% su un lavoro non standard (in particolare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato). L’12% svolge un’attività autonoma (come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore, ecc.). Il lavoro part-time coinvolge il 27,3% degli occupati.

Per quanto riguarda invece i laureati di secondo livello del 2018, quelli contattati a un anno dal titolo sono 8.547 (di cui 6.407 magistrali biennali e 2.125 magistrali a ciclo unico). Tra questi, il tasso di occupazione è pari al 73,2% (la media nazionale si ferma a 71,7%). Il 18,9% prosegue il lavoro iniziato prima della laurea, il 15,6% ha invece cambiato lavoro; il 65,4% ha iniziato a lavorare solo dopo il conseguimento del titolo. Il 20,6% degli occupati può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, mentre il 37,4% su un lavoro non standard (in particolare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato). Il 10,1% svolge un’attività autonoma. La retribuzione è in media di 1.258 euro mensili netti.

I laureati Unibo del 2014 contattati a cinque anni dalla laurea sono invece 7.213 (di cui 5.296 magistrali biennali e 1.696 magistrali a ciclo unico). Tra questi, il tasso di occupazione è pari all’89,5% (86,8% il dato nazionale). Gli occupati assunti con contratto a tempo indeterminato sono il 54,6%, mentre gli occupati che svolgono un lavoro non standard sono il 19%. Svolge un lavoro autonomo il 17%. Il lavoro part-time coinvolge il 13% degli occupati. Le retribuzioni arrivano in media a 1.522 euro mensili netti. Ma dove vanno a lavorare? Il 71,7% dei laureati è inserito nel settore privato, mentre il 21,6% nel pubblico. La restante quota (6,3%) lavora nel non-profit. L’ambito dei servizi assorbe il 75,3% dei laureati occupati, mentre l’industria ne accoglie il 22,2%; l’1,6% lavora nel settore dell’agricoltura.