
Ma a proposito di infrastrutture e di autotrasporto, interviene anche il presidente nazionale di Confartigianato Trasporti e di Unatras, Amedeo Genedani. Che mette i puntini sulle i riguardo a una categoria ‘sedotta e abbandonata’: “Il Governo ci sta trattando da ultimi delle classe. Ma se ci fossimo fermati nel periodo del lockdown avete idea di cosa sarebbe successo? Ci auguriamo che dal 15 luglio gli impegni del Ministero siano rispettati. Dal punto di vista dei trasporti, come ho detto anche al ministro De Micheli, siamo stati usati e oserei dire, gettati. Avevamo chiesto dei cambiamenti importanti che stentano ad arrivare. Soprattutto chi ha lavorato nel periodo del lockdown e ha lavorato al 50% a fatica, o anche in perdita, lo ha fatto per spirito di servizio e per dare da mangiare al Paese. Queste imprese sono state addirittura escluse da tutti i benefici perché hanno fatturato più dell’anno precedente. A questo punto – prosegue Genedani -, se si dovesse arrivare ad un altro lockdown, molta gente che ha lavorato durante i mesi di stop potrebbe scegliere di rimanere ferma, tenere i dipendenti in cassa integrazione e aspettare gli aiuti statali. Se vieni escluso da tutti i benefici solo perché hai lavorato, per di più in perdita, una reazione è automatica”. La categoria fa alcune richieste e ha ottenuto pochissimo: “Chiediamo soprattutto un accorciamento dei tempi di pagamento. Siamo l’unica categoria che trasporta e che incassa dopo il viaggio. Per ora abbiamo ottenuto soltanto venti milioni di euro sui pedaggi autostradali e stiamo ancora discutendo, perché vorremmo recuperare le spese non documentate deducibili per gli artigiani. Circa 48 euro al giorno per i giorni lavorati, un provvedimento che darebbe un minimo di respiro in più per le piccole imprese dell’artigianato”.

