
Le principali evidenze. Il 53,2% dei datori di lavoro del campione che hanno presentato domanda ha fino a 5 dipendenti, il 22,1% ha da 6 a 10 dipendenti, il 12,9% ha 11-20 dipendenti, l’8,2% ha 21-50 dipendenti e il 3,6% ne ha oltre 50. Il 29% delle imprese del campione con 1-5 dipendenti ha richiesto nel mese di giugno l’uso di ammortizzatori per il 23,5% dei propri dipendenti e per coprire il 12,8% delle ore lavorabili del mese; il 43,4% delle imprese da 6 a 10 dipendenti a giugno hanno richiesto l’uso di ammortizzatori per il 27,2% dei propri dipendenti e il 12,5% delle ore; il 44,1% delle imprese da 11 a 20 dipendenti hanno richiesto gli ammortizzatori per il 23,3% dei propri dipendenti e il 9,6% delle ore; il 47,1% delle imprese da 21 a 50 dipendenti hanno richiesto gli ammortizzatori per il 21,3% dei propri dipendenti e il 7,7% delle ore mentre il 52,8% delle imprese con oltre 50 dipendenti hanno richiesto gli ammortizzatori per il 26,1% dei propri dipendenti e il 7,7% delle ore. Gli 8.069 dipendenti del campione di imprese per i quali è stato richiesto a giugno l’uso di ammortizzatori sociali sono per il 51,6% operai, pari a 4.164 (il 21,3% degli operai del campione), in calo del 39,1% rispetto al numero di operai con ammortizzatori sociali a maggio 2020. Per il 40,3% si tratta di impiegati, pari a 3.252 persone (il 29,5% degli impiegati del campione) in calo del 27,8% rispetto a maggio e per l’8,1% apprendisti, 653 lavoratori (il 27,3% degli apprendisti del campione), in calo del 40,5% rispetto a maggio. Dal campione Lapam si evince che il mese con più richieste è stato aprile, seguito da marzo, maggio e, appunto, dal mese di giugno. “Le richieste calano, come era prevedibile – sottolinea il segretario Lapam, Carlo Alberto Rossi – ma i numeri restano comunque significativi. Un terzo delle imprese, anche a giugno, ha fatto richiesta di ammortizzatori sociali, a dimostrazione del fatto che la crisi è ancora lontana dall’essere superata”.
Il territorio, Carpi davanti a tutti. Venendo al territorio e considerato un campione di micro imprese fino a 10 dipendenti nei comuni più rappresentativi del campione, l’indagine Lapam mette al primo posto per il più elevato tasso di utilizzo di strumenti di ammortizzazione Carpi, con il 41,3% dei dipendenti che lavorano in imprese situate nel comune. Seguono Medolla, Fiorano e Bomporto rispettivamente con il 39,4%, il 37,2% e il 37% dei dipendenti, mentre Maranello si attesta sul 36,3%. In rapporto alle ore lavorate, gli ammortizzatori hanno più incidenza ancora a Carpi (19,3% delle ore), Bomporto (18,9% delle ore), Castelnuovo Rangone (17,1%) e Medolla (16,4%).
I macro settori, Manifatturiero in testa alle richieste. Tra i principali macrosettori ha fatto un maggior uso di ammortizzatori sociali per il mese di giugno il Manifatturiero (31% dei dipendenti e 9,4% delle ore lavorabili), i Servizi alle persone (25,3% dei dipendenti e 13,3% delle ore), seguono i Servizi alle imprese (16,1% dei dipendenti e 8% delle ore) e le Costruzioni (9,1% dei dipendenti e 3,4% delle ore). “Il dato del Manifatturiero è assai preoccupante – sottolinea Rossi -, ma in realtà a ben vedere sono i servizi alla persona a soffrire ancora di più e questo è comprensibile dato il lungo lockdown e le conseguenze terribili su questa categoria di imprese”.
I principali contratti. Scuole materne Fism in ginocchio. Prendendo a riferimento i primi 20 contratti più rappresentativi del campione, che rappresentano complessivamente il 79,5% dei dipendenti dell’universo analizzato, l’ufficio studi Lapam evidenzia come nel mese di giugno si registrino complessivamente richieste di ammortizzatori sociali per il 24,9% dei lavoratori dipendenti, andando a coprire il 9,4% delle ore lavorabili. In particolare, i contratti che hanno visto la richiesta di ammortizzatori sociali incidere per oltre il 50% dei dipendenti sono quello delle scuole private materne Fism (90,1% dei dipendenti e 73% delle ore), Tessile, abbigliamento e moda-azienda industriale (55,1% dei dipendenti e 16,5% delle ore), e Chimica aziende industriali (50% dei dipendenti e 11,8% delle ore). Si segnalano inoltre per la copertura con ammortizzatori sociali per oltre il 10% delle ore lavorative del mese i settori dei Servizi di pulizia (33,9% dei dipendenti e 20,4% delle ore), i Pubblici esercizi (27,8% dei dipendenti e 16% delle ore), gli Studi professionali (25,8% dei dipendenti e 14% delle ore), l’Alimentazione e panificazione artigiane (25,2% dei dipendenti e 13,8% delle ore), la Gomma-plastica aziende industriali (40,7% dei dipendenti e 12,3% delle ore), il Tessile abbigliamento e calzature artigiano (29,9% dei dipendenti e 12,1% delle ore) e il Terziario (22,1% dei dipendenti e 10,2% delle ore). “Questi dati evidenziano come le scuole materne provate siano in grandissima difficoltà – conclude il segretario generale Lapam -: non dimentichiamo che queste sono imprese, per quanto atipiche, e che danno da lavorare a centinaia di persone oltre a offrire un servizio preziosissimo per le famiglie. I contributi statali promessi dovranno arrivare in fretta, altrimenti assisteremo a una vera e propria moria di queste strutture. L’altro comparto che ci preoccupa moltissimo è quello del tessile-abbigliamento, più esposto di altri a questa crisi e ancora in grande affanno”.

