Home Bassa reggiana Guastalla e Luzzara ricordano Franco Filippini. La cerimonia ieri mattina a Guastalla...

Guastalla e Luzzara ricordano Franco Filippini. La cerimonia ieri mattina a Guastalla ai piedi del Frantón

ADV


Il 14 aprile di ogni anno Luzzara ricorda alcuni giovanissimi martiri partigiani, fra cui Franco Filippini, che fu ucciso a Guastalla nella piazza principale sotto la statua di Ferrante Gonzaga.

Anche stamattina, quindi, una delegazione del Comune e della sezione Anpi di Luzzara è arrivata a Guastalla per commemorare nel luogo in cui fu fucilato Filippini, primo caduto della Resistenza luzzarese, torturato e trucidato all’età di 19 anni da parte della milizia fascista.

Erano presenti alla cerimonia: per Guastalla, il sindaco Camilla Verona, il vicesindaco Matteo  Artoni, il presidente della sezione Anpi Claudio Malaguti, insieme a Primo Benatti, la consigliera comunale Dirce Benatti e due agenti della Polizia locale; per Luzzara hanno presenziato il sindaco Elisabetta Sottili, il presidente della sezione Anpi Simone Lasagna insieme a Wainer Freddi, il comandante della stazione dei carabinieri Maresciallo Maggiore Gianluigi Caria.

La morte di Filippini è rimasta particolarmente impressa nella popolazione guastallese e luzzarese, per la brutalità con cui è stato torturato e per l’esposizione del suo corpo martoriato in piazza, a pochi passi dalla Cattedrale. Il marmo della statua reca ancora vivide le scheggiature recate dalle raffiche di mitra, a memoria del martirio. Il corpo di Franco venne lasciato per molte ore ai piedi del monumento, esposto alla vista e come monito ai cittadini: fu trucidato per “dare l’esempio”, così pensavano i militi della brigata nera, a chi non condivideva il fascismo e si impegnava nella Resistenza.

 

HANNO DETTO

 

Elisabetta Sottili, sindaco di Luzzara

“Stamattina abbiamo fatto un collegamento con la scuola media di Luzzara perché, come da tradizione, la sezione locale Anpi collabora con le scuole per cnservare la memoria di ciò che successe il 14 aprile 1943, data tragica per il nostro paese, in cui furono uccisi dieci ragazzi giovanissimi, pochi giorni prima della Liberazione. Gli americani arrivarono, infatti, il 23 aprile. Abbiamo letto alcuni pensieri che questi ragazzi hanno scritto in punto di morte, sapendo che sarebbero stati uccisi il giorno dopo. Nelle loro parole traspare un grande coraggio, l’amore per la vita e la libertà, e non vi è alcun odio per nessuno. Tutto ciò è sorprendente e ci si chiede: dove hanno trovato tutto questo coraggio? Erano ragazzi di 19 e 20 anni, sicuramente pieni di paura.  Ebbene io credo che il coraggio ci sia quando una persona sa di essere dalla parte giusta della storia e, soprattutto, quando ha la piena consapevolezza che sta agendo non per se stesso ma per gli altri, per un intero popolo. Allora emerge il coraggio, lo stesso che abbiamo visto in questo anno di emergenza pandemica in cui tante persone hanno rischiato la salute e la vita per il bene collettivo. Un modello, quindi, che si ripete quando si pensa e si agisce per il pene collettivo. Stamattina ho dato il compito agli studenti delle scuole medie di esporre la bandiera e di andare a leggere le targhe dedicate a quei giovani martiri, apposte sulle vie di Luzzara, dove sono impresse le date di nascita e di morte perché quanto è successo non venga dimenticato. Il nostro compito di Amministratori pubblici, sindaci, forze dell’ordine, associazioni è quello di perpetuare la memoria”.

 

Camilla Verona, sindaco di Guastalla

“Filippini, quando è stato ucciso era giovanissimo, appena diciannovenne, eppure insieme ad altri suoi coetanei ha compiuto un gesto grandissimo: ha dato la vita per gli altri. Il gesto più grande che una persona possa fare. La sua uccisione doveva servire da monito per chi la pensava come lui e incutere terrore fra i cittadini. In realtà questa tragedia ha sortito l’effetto opposto perché da allora, da oltre settant’anni, due paesi si ritrovano in questo luogo per ricordare il fatto e la persona. E anche oggi possiamo ancora toccare con mano, letteralmente, queste pietre che ancora conservano i segni dei proiettili, e possiamo leggere la frase incisa sui gradini e sui pannelli a lui dedicati, parole che non incutono paura ma trasmettono la forza e il coraggio che Franco Filippuni ebbe nel sopportare le torture e la fucilazione. Quando è stato accompagnato qui, lui sapeva di andare incontro a queste atrocità”.

 

Claudio Malaguti, presidente Anpi Guastalla

“Filippini fu fucilato qui alle sei del mattino per dare l’esempio, per incutere timore al resto dei cittadini patrioti. Il risultato fu il contrario: la Resistenza ha vinto e noi dobbiamo continuare su questa strada ma finché ci sono giovani, come Giulio Regeni o Patrick Zaki, soggetti a regimi dittatoriali che tolgono loro la libertà personale e di parola, significa che i problemi del mondo non sono risolti. Ma rimangono comunque dei modelli di coerenza e di coraggio. Vinceremo anche questa pandemia, grazie ai vaccini e se sapremo reagire come popolo unitario, come è stato durante la Resistenza, che è stata combattuta dai partigiani e dagli alleati ma è stata soprattutto sorretta dai cittadini, dalle case di latitanza, dai patrioti, da tutti coloro che hanno dato sostegno  alla lotta per la Liberazione. Con questo ricordo, oggi, confermiamo l’impegno di portare avanti la lotta di Filippini per la libertà”.

 

Matteo Artoni, vicesindaco di Guastalla

“Oltre a Filippini, Guastalla ricorda Quarto Camurri, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita e proprio con Anpi stiamo lavorando ad un progetto teatrale insieme a Nove Teatro per costruire uno spettacolo con le scuole al fine di ricordare Quarto e la lotta partigiana in generale nella Bassa. Un prodotto teatrale nuovo che racconterà una storia che non tutti conoscono, a cui però siamo tutti legati”.

 

Simone Lasagna, presidente Anpi Luzzara

“Quest’anno si celebra un centenario importante anche a Luzzara. Il 5 maggio 1921 venne brutalmente assassinato Riccardo Siliprandi, uno dei primi antifascisti caduti della provincia di Reggio Emilia. A partire dagli anni Venti, infatti, lo squadrismo fascista iniziò a mietere vittime fra chi si opponeva al futuro regime, che da lì a poco sarebbe nato, e nella Bassa reggiana, in particolare nel luzzarese, c’era una folta cellula di antifascisti che cercava di contrastare in tutti i modi legittimi l’avanzata di questo regime. Riccardo è un ragazzo giovane, colto nonostante le umili origini, e porta nelle fabbriche e nei campi numerosi documenti, libri e testi che dimostrano cosa sarà il fascismo e la vita della popolazione se gli viene dato spazio. Viene assassinato il 5 maggio davanti al teatro di Luzzara, giustiziato con un colpo alla testa di fronte a decine di persone. Ci sarà un processo a Reggio Emilia tenuto da gerarchi fascisti; i carnefici verranno tutti scagionati e, uscendo dal tribunale, canteranno con disprezzo ‘uno a uno li ammazzeremo tutti’. Anche Siliprandi, come Filippini e gli altri, ha dato la sua vita per la libertà. Una figura importante per la nostra comunità, tanto che lo stesso Zavattini gli ha dedicato una poesia in dialetto. L’8 maggio 2021 ricorderemo anche questa figura”.

FRANCO FILIPPINI

Partigiano, fu ucciso, all’età di 19 anni, da parte della milizia fascista. Dopo l’8 settembre 1943, Franco aderì all’attività partigiana operando nella 77^ Brigata S.A.P. “Fratelli Manfredi”, svolgendo azioni di propaganda e sabotaggio. Il 16 dicembre venne arrestato a Luzzara da un gruppo della X Mas (corpo militare appartenente alla marina militare della Repubblica Sociale Italiana) insieme al fratello Erminio e a Marzio Fornasari. Trasportato al comando della Brigata Nera di Guastalla, venne interrogato e ferocemente torturato.

Il fratello Erminio fu condotto nelle carceri di Parma e poi a Verona e in seguito nel campo di raccolta di Bolzano dove, in attesa della deportazione a Mauthausen, venne infine liberato. Marzio Fornasari riuscì a fuggire e a mettersi in salvo, durante il trasporto dei prigionieri nel luogo dell’esecuzione, complice la nebbia e la distrazione dei brigatisti neri, mentre Franco Filippini, stremato dalle torture subite, venne condotto sul retro della statua di Ferrante Gonzaga in piazza Mazzini e lì, senza pietà, fu ucciso a colpi di fucile.

Nel corso della cerimonia celebrativa per il 75° anniversario della fucilazione, il 17 dicembre 2019 furono posti sui gradini del monumento, con l’intento di lasciarli per una decina di giorni, due pannelli realizzati dalle sezioni ANPI di Guastalla e Luzzara, che ricordano l’evento, per commemorare Franco Filippini e, con lui, tutti i martiri che si sono opposti alla tirannide fascista, in nome della libertà e della democrazia. Quei pannelli sono rimasti ai piedi del Frantón e non sono poche le persone che, passando, si fermano a leggere e a conoscere la storia.