Continua l’appuntamento consueto con il bollettino settimanale contenente le principali attività organizzative e sanitarie dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena in riferimento alla gestione dell’emergenza COVID-19.

 

Situazione ricoveri in AOU di Modena

Sono 56 i pazienti con tampone positivo ricoverati oggi in Azienda Ospedaliero – Universitaria, tutti al Policlinico, 10 dei quali in terapia intensiva. 45 pazienti sono ricoverati per le conseguenze del Covid-19, mentre i restanti 11 per altre patologie, con riscontro occasionale di tampone positivo. L’80% degli assistiti per COVID-19 presso l’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena non è vaccinato. In Terapia Intensiva non sono vaccinati 8 ricoveri su 10. Interessante notare che dei 26 pazienti con meno di 65 anni, nessuno risulta aver completo il ciclo vaccinale, mentre solo uno ha effettuato solo una delle due dosi.

 

L’età media dei pazienti ricoverati attualmente per le conseguenze del COVID-19 è 61 anni, leggermente più bassa di quella della rilevazione di venerdì scorso (63). L’età dei pazienti ricoverati col ciclo vaccinale completo è 78 anni, decisamente più alta di quella rilevata venerdì scorso (68). La media di età dei non vaccinati è circa 56 anni (venerdì scorso erano 57).

In terapia intensiva, l’età media dei ricoverati non vaccinati è 61 anni. I due pazienti vaccinati hanno rispettivamente 71 e 69 anni. Il primo ha una condizione preesistente di fragilità, il secondo è stato ricoverato pochi giorni dopo aver completato il ciclo vaccinale e quindi non aveva ancora raggiunto la piena risposta immunitaria.

Questi dati confermano l’efficacia del vaccino anche nei confronti della variante Delta, pur nella diversa risposta immunitaria tra persone con condizioni cliniche diverse.

La parola ai professionisti: Dottor Davide Bocchi (foto), responsabile della Sezione Covid della Medicina interna del Policlinico, diretta dal prof. Antonello Pietrangelo.

 

  • Quali sono i pazienti che trattate nella Medicina interna COVID?

La tipologia di pazienti ricoverati nel nostro reparto è molto eterogenea: la maggior parte sono pazienti con COVID19 conclamata; quindi, con polmonite che determina insufficienza respiratoria di grado lieve-moderato che richiede ossigeno a flussi medio-bassi e non richiede ventilazione meccanica o intubazione, procedure che vengono effettuate nel setting della terapia intensiva e subintensiva.

Abbiamo anche pazienti con problemi medici internistici con infezione “incidentale” da SARS-CoV-2, ma che fortunatamente non presentano la malattia Covid-19 e non sviluppano insufficienza respiratoria: si tratta di pazienti complessi e cronici che per la presenza di acuzie mediche diverse dal Covid-19, spesso concomitanti, (problemi cardiologici, gastroenterologici, pneumologici, infettivologici) hanno bisogno del ricovero ospedaliero, ma in quanto positivi vanno ricoverati, isolati, e gestiti da specialisti internisti.

Della casistica dei nostri pazienti fanno parte anche i soggetti anziani non autosufficienti che richiedono assistenza continuativa al domicilio e che sfortunatamente si infettano per Covid, per cui risulta difficoltoso garantire tale assistenza nell’ambiente domiciliare, vista la positività per SARS-CoV-2.

  • Che sintomatologia hanno e a quale livello di gravità si presentano i pazienti ospedalizzati. Si tratta di soggetti già ‘tracciati’ e che provengono e sono stati trattati al domicilio o di soggetti ‘sconosciuti’ che di fronte a sintomi preoccupanti vengono ospedalizzati?

I pazienti ricoverati generalmente accedono al Pronto Soccorso per la comparsa di difficoltà respiratorie; di solito presentano un corteo sintomatologico (ad esempio con febbre, tosse, dolori ossei e muscolari, profonda stanchezza, nausea, vomito, diarrea) che precede di alcuni giorni la comparsa dell’affaticamento respiratorio. Alcuni vengono inviati in Pronto Soccorso dalle unità USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale): sono i casi dei pazienti già positivi noti al domicilio, i quali vengono tenuti sotto controllo e inviati in ospedale in caso di comparsa di insufficienza respiratoria, la quale richiede sempre il ricovero.

  • Quale è l’età media dei pazienti seguiti dalla sezione Covid della medicina interna?

Nel nostro reparto, l’età media dei pazienti è 61 anni. Quella dei vaccinati con ciclo completo è 81,6 anni. Quella dei non vaccinati è 54,5 anni. In realtà l’età dei pazienti ricoverati è molto eterogenea: abbiamo vari pazienti giovani (il 20% dei pazienti ha meno di 35 anni, il 32% dei pazienti ha meno di 50 anni). Tutti i pazienti con età < 50 anni risultano essere non vaccinati. Gran parte dei pazienti giovani (età < 65 anni) presenta quadri clinicamente seri, non sempre in presenza di importanti patologie concomitanti.

  • Quanti dei vostri pazienti non è vaccinata? Come stanno quelli vaccinati?

Nel nostro reparto, la maggior parte dei pazienti ricoverati non è vaccinata (76%). I pochi pazienti vaccinati (attualmente il 24%), quando sviluppano la malattia da COVID19 conclamata, hanno quadri molto lievi che si risolvono rapidamente in alcuni giorni; abbiamo anche pazienti vaccinati, ricoverati per altri motivi medici rispetto al COVID19, che presentano una transitoria positività al tampone molecolare ma non sviluppano la malattia conclamata, e come dicevo vengono seguiti per i problemi internistici nel nostro reparto, in quanto positivi.

  • Come giudica l’apporto dei vaccini in questa fase della pandemia

I dati nazionali e internazionali ce lo dimostrano e personalmente, avendo vissuto tutte le fasi della pandemia nel mio reparto, che si è occupato dei pazienti covid fin dalla prima ondata, c’è una forte evidenza che i vaccini proteggano dal contagio, dai ricoveri, dalle forme gravi e dalla morte per COVID19. Non posso fare a meno di notare che i pochi casi di pazienti anziani o fragili che vengono ricoverati nel nostro reparto nonostante siano stati vaccinati, ora presentano quadri COVID19 generalmente lievi, mentre la stessa tipologia di pazienti che venivano ricoverati nelle ondate precedenti quando non c’era ancora il vaccino avevano un andamento clinico drammatico, spesso infausto.

Quindi mi sento di fare un appello a diffidare da notizie false e informazioni provenienti da fonti non sicure riguardo alla pandemia da SARS-CoV-2 e in particolare ai vaccini. È fondamentale attenersi alle raccomandazioni delle autorità sanitarie e della comunità scientifica internazionale, che si fondano su evidenze scientifiche solide. La scienza e le evidenze epidemiologiche indicano chiaramente che i vaccini al momento sono lo strumento più efficace per ridurre la circolazione di SARS-CoV-2, prevenire i contagi, i ricoveri, la malattia grave e la morte. Quindi esorto tutti a vaccinarsi.

  • Rispetto alle precedenti ondate vedete quadri clinici diversi?

La clinica della polmonite da COVID19 è totalmente invariata sia come caratteristiche di presentazione sia come gravità; l’impatto della vaccinazione sulle categorie di pazienti fragili e anziani è tangibile e si traduce in casi con minor gravità e a risoluzione più rapida.

 

Ci tengo, infine, a ringraziare tutto il personale sanitario e in particolare i miei colleghi con cui dall’inizio della pandemia abbiamo costruito un bel gruppo affiatato che ci ha consentito di assicurare un’assistenza di qualità ai pazienti COVID e non COVID.