
Hanno partecipato alla cerimonia l’Ambasciatore dell’Iraq in Italia, Saywan Barzani, il Prefetto di Bologna, Dott. Attilio Visconti, il Sindaco di Bologna, Matteo Lepore, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Busto Arsizio, Dott.ssa Piera Bossi, il Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arsizio, Dott. Massimo De Filippo, e il Comandante Provinciale Carabinieri di Bologna, Col. Rodolfo Santovito.
L’importante reperto in argilla e paglia, delle dimensioni di 35,7 x 33,7 x 10,8 cm, che rappresenta una delle poche testimonianze rimaste di quel monumento archeologico completamente raso al suolo nel 2016 dagli uomini dell’ISIS/Daesh, era stato recuperato a Bologna nel mese di marzo del 2018.
Il bene, dopo un preliminare esame tecnico e avvenuto riconoscimento sotto il profilo archeologico-culturale da parte del Prof. Nicolò Marchetti, professore ordinario di Archeologia e Storia dell’arte del Vicino Oriente antico presso il Dipartimento di Storie, Culture, Civiltà dell’Università “Alma Mater Studiorum” di Bologna, era stato consegnato spontaneamente dal suo possessore, a cui era giunto in maniera inconsapevole, presso gli uffici della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e paesaggio di Bologna, che ne dava immediata comunicazione al Nucleo TPC di Bologna per le conseguenti indagini e approfondimenti.
I successivi accertamenti, avviati dal Nucleo TPC di Bologna, in collaborazione con la Sezione Cooperazione Internazionale del Comando Tutela Patrimonio Culturale di Roma, permettevano di confermare, anche attraverso mirate verifiche eseguite dalla Commissione tecnica del Ministero della Cultura Iracheno, per il tramite dell’Ambasciata della Repubblica dell’Iraq in Italia, l’autenticità del prezioso reperto e acclarare le modalità fortuite del suo ingresso nel territorio nazionale e, conseguentemente, della sua illecita esportazione da parte di ignoti in violazione della Convenzione UNESCO del 1970.
Per l’esito positivo della vicenda è, inoltre, risultato importante il supporto tecnico – scientifico fornito dalla citata Soprintendenza, attraverso i funzionari archeologi e dal suindicato Dipartimento dell’Ateneo di Bologna.
A conclusione delle indagini condotte dai Carabinieri dell’Arte, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arstizio (VA), il Giudice per le Indagini Preliminari dello stesso Tribunale, in virtù della rivendica avanzata dal citato Stato estero, disponeva la restituzione del prezioso e antichissimo “mattone con iscrizione cuneiforme” alla Repubblica dell’Iraq allo scopo di consentire il ritorno del reperto nel Paese di provenienza quale importante testimonianza di un monumento ormai andato perduto.

Tale riconsegna testimonia l’importanza dei rapporti internazionali tenuti dal Comando Tutela Patrimonio Culturale, d’intesa con le competenti Autorità Giudiziarie e grazie anche al costante coordinamento del Ministero della Cultura italiano, non solo con le Forze di Polizia straniere ma anche con le rappresentanze diplomatiche degli Stati esteri in Italia al fine di rafforzare le procedure necessarie per giungere all’importante risultato della restituzione dei beni culturali al patrimonio dello Stato di provenienza e consentire che i beni ritornino nei luoghi ove sono stati illecitamente sottratti.

