
L’inchiesta ha consentito di documentare l’operatività di un sodalizio che, attraverso società autorizzate alla raccolta di oli vegetali esausti, traeva ingiusti profitti dagli introiti derivanti dal trattamento e dalla rivendita del pregiato rifiuto, utilizzato per la produzione del biodiesel.
Il 14 maggio 2025, accogliendo le richieste del P.M., il G.I.P. aveva già disposto una prima misura cautelare nei confronti di 11 indagati (5 dei quali agli arresti domiciliari, 3 con obbligo di dimora e 3 con divieto di esercitare imprese o uffici direttivi in società del settore della gestione dei rifiuti) ed il sequestro preventivo dei compendi societari e delle strutture aziendali delle due società al centro delle investigazioni.
Il nuovo provvedimento cautelare, emesso sulla scorta degli accertamenti patrimoniali eseguiti, prevede il sequestro preventivo di beni mobili ed immobili nella disponibilità diretta o per interposta persona dei 6 indagati fino al raggiungimento della somma di circa 3 milioni di euro, costituente l’illecito profitto derivato dalla commissione dei reati sopra evidenziati, in particolare per quanto concerne il delitto previsto dall’art.452 quaterdecies c.p. “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”.
Il procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari ed è quindi necessario rilevare che gli odierni indagati e destinatari della misura cautelare, sono, allo stato, indiziati di delitto, pur gravemente, e che la loro posizione sarà definitivamente vagliata giudizialmente solo dopo la emissione di una sentenza passata in giudicato in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di innocenza.

