“Non avevo dubbi che i Carabinieri sarebbero riusciti a scoprire chi mi ha aggredito. Conosco la loro professionalità e so che le riprese della bodycam erano molto chiare. A maggior ragione desidero ringraziare i militari per il loro lavoro”.

Inizia così il messaggio che il verificatore di Seta, preso a calci la scorsa settimana su un autobus dinanzi le scuole Gobetti di Scandiano, affida al suo sindacato, la Fit Cisl di Reggio Emilia, dopo l’annuncio dell’operazione dell’Arma.

“Mi spiace che un ragazzo così giovane ora debba rispondere di fatti tanto gravi, ma è importante che chi sceglie di usare la violenza sappia di dover pagare il proprio conto. La scorsa settimana cercai di tranquillizzare quel ragazzo, lo invitai a stare seduto e a darmi i suoi documenti, perché è la semplice procedura per chi viene trovato senza biglietto. Non c’era motivo di aggredire. Purtroppo così è stato e non nego di aver avuto paura”.

Il professionista spiega, infatti, che “conoscevo il Capotreno ucciso a Bologna e ho temuto che in quei momenti a bordo dell’autobus potesse accadermi qualcosa di molto brutto. Spero solo che il ragazzo ora abbia imparato qualcosa da questa vicenda. Con la rabbia, con la violenza non si risolve nulla e dalle cose cattive può nascere solo sofferenza. Dico solo che, se un giorno dovessi incontrare di nuovo questo giovane su un autobus, mi piacerebbe vederlo cambiato e potergli stringere la mano. Questo perché sono un volontario dell’Associazione Nazionale Carabinieri, mi spendo per la mia comunità anche fuori dal lavoro e conosco il valore dell’impegno sociale e delle persone che insieme possono costruire cose migliori”.

 

LA POSIZIONE DEL SINDACATO

“Molto bene e davvero grazie ai Carabinieri di Albinea che hanno identificato e denunciato l’aggressore del verificatore Seta, preso a calci solo per aver fatto il suo lavoro”, commenta, invece, Gaetano Capozza, che della Fit Cisl a Reggio è il leader.

Il fatto che si tratti di un minorenne conferma al sindacato “che abbiamo per le mani, ancora una volta, il grande nodo della violenza giovanile e dei comportamenti delinquenziali portati avanti da chi, spesso, ha poi la speranza di farla franca. Ecco perché sarebbe importante che al fianco di una azione repressiva, necessaria, potesse svilupparsi un ragionamento serio sulla prevenzione di comportamenti socialmente pericolosi”.

Capozza chiede anche  di imparare qualcosa da questo episodio, che rappresenta il dodicesimo fatto di violenza in due anni a bordo dei mezzi pubblici. Il sindacalista torna a rivolgersi a Seta, chiedendo di “garantire che il personale addetto alle verifiche dei titoli di viaggio possa essere pari, al minimo, a tre persone sul mezzo che si sta controllando. E’ una necessità di sicurezza e quanto accaduto davanti alle Gobetti lo dimostra bene, ancora una volta”.