Il 23 febbraio scorso, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Modena hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Modena, su conforme richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di un uomo di nazionalità pakistana, gravemente indiziato del delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (cosiddetto “caporalato”) nel settore agricolo.
Le risultanze delle investigazioni, effettuate dal Gruppo della Guardia di Finanza di Modena, in co-delega con il Nucleo di polizia economico-finanziaria alla sede, hanno permesso di ricostruire l’attività illecita svolta dall’indagato, a partire dal reclutamento di connazionali, talvolta già presenti sul territorio nazionale, altre volte organizzandone il viaggio dal Pakistan verso l’Italia.
In particolare, i lavoratori venivano destinati all’impiego in svariate aziende agricole della provincia di Modena, in condizioni di sfruttamento derivanti dall’assunzione “in nero”, oppure dalla mancata applicazione dei contratti collettivi nel settore agricolo in tema di orari, ferie, retribuzioni e riposi, oltre che dal mancato rispetto della normativa giuslavoristica in tema di sorveglianza sanitaria e formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ex D.Lgs. 81/2008. I braccianti venivano principalmente impiegati in mansioni di raccolta e smistamento di prodotti ortofrutticoli, pulizia dei terreni e potatura.
Dalle indagini è emerso come i lavoratori agricoli venissero giornalmente accompagnati a bordo di un furgone di proprietà dell’indagato, sottoposto a sequestro preventivo dal Gip sempre su richiesta della Procura, presso le aziende agricole dove prestavano la loro opera, in taluni casi anche sette giorni su sette, senza diritto al riposo.
Gli accertamenti svolti, grazie anche alla collaborazione della locale articolazione dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro, hanno permesso di raffrontare la retribuzione effettiva dei braccianti, variabile tra i 7 e gli 8 euro orari, talvolta ridotta a 5 euro o del tutto azzerata, con quella prevista di contratti collettivi nazionali, pari a 10,46 euro per ogni ora di lavoro.
Le condotte accertate nel corso delle indagini hanno riguardato, in particolare, 8 lavoratori pakistani. L’indagato approfittava dello stato di bisogno dei suddetti braccianti correlato all’irregolarità sul territorio italiano o comunque alla precarietà delle loro condizioni soggettive, talvolta interessandosi direttamente dell’ingresso dei cittadini stranieri in Italia e procurando loro vitto e alloggio, in condizioni di sovraffollamento degradante, all’interno di un immobile fatiscente nella sua disponibilità e appositamente adibito a dormitorio.
L’indagato è da ritenersi presunto innocente fino a sentenza irrevocabile di condanna.

