In occasione della giornata internazionale dei diritti delle donne la Fiom dell’Emilia Romagna ha promosso un percorso di mobilitazione, con la volontà di ribadire il significato profondo dell’8 marzo, e dunque una giornata di lotta e sensibilizzazione contro le discriminazioni.

In oltre 50 aziende della regione, tra cui Lamborghini, Bosch, Beghelli, Smeg, Schnellecke, Sirio, Iterpump, Ognibene oltre 20000 lavoratrici e lavoratori hanno incrociato le braccia, consapevoli che la disparità di genere non sia un problema solo di una parte, ma un tema collettivo e che per costruire una società più equa e più giusta serva mobilitarsi tutti insieme, uomini e donne. In tutto il territorio regionale sono programmate anche iniziative di sensibilizzazione, assemblee nelle aziende per rendere partecipi operaie e operai sul tema e organizzare le mobilitazioni future.
nelle aziende metalmeccaniche infatti, come nel resto dei luoghi di lavoro e nella società, la condizione delle donne è purtroppo ancora soggetta a una profonda disuguaglianza di salario e di diritti. I dati testimoniano la triste realtà della differenza salariale esistente tra uomini e donne: le donne hanno una retribuzione inferiore del 20% rispetto ai loro colleghi maschi, pari a circa 300 euro di retribuzione al mese.
Questa situazione è determinata dalle decisioni delle imprese, che operano una disparità nel riconoscimento di superminimi, premi individuali e livelli di inquadramento più bassi.
Una condizione di disparità, quella delle donne, che purtroppo non si esaurisce nel gender pay gap ma è evidente nella situazione generale della società, dove il lavoro di cura, svolto prevalentemente dalle donne, determina meno ore di straordinario nei luoghi di lavoro e un maggiore ricorso al part time, e che interseca una condizione generale dove la violenza verbale, fisica e psicologica è una realtà ben definita.
Siamo intenzionati ad aprire una vertenzialità in tutte le fabbriche per una contrattazione aziendale che affronti i temi dell’incremento dei permessi legati dalla genitorialità, delle differenze salariali, per una maggiore presenza delle donne nei reparti produttivi e per il riconoscimento e il contrasto alla violenza di genere, nella convinzione che la contrattazione collettiva possa essere uno degli strumenti per ridurre le disparità.
Sul territorio regionale si è scioperato in forma sperimentale e con l’ottica di allargare in prospettiva tale iniziativa e per rivendicare politiche contrattuali e generali che riescano, una volta per tutte, a migliorare le condizioni delle donne.
Uniamo le lotte per unire le persone!