
Il consigliere Mazzi, in particolare, chiedeva spiegazioni sulle analisi che hanno portato a valutare la richiesta presente nella mozione come incompatibile con gli equilibri di bilancio e se, con questa valutazione, Giunta e dirigenti comunali non abbiano travalicato le loro competenze. Infine, Mazzi chiedeva in che modo l’Amministrazione intendeva dare “adeguata comunicazione alla cittadinanza della decisione presa”.
Rispondendo in Consiglio, l’assessore Molinari ha ricostruito tutto l’iter cha ha portato alla valutazione di incompatibilità con gli equilibri di bilancio della mozione. Ha ricordato che, a partire dal 15 settembre scorso, è stata avviata “l’istruttoria da effettuare relativamente al recepimento della mozione”. Tanto che le “previsioni iniziali di entrata relative all’Imu sono state formulate prevedendo la minore entrata associata al suo recepimento dal 2026”. A seguito del periodico monitoraggio, da parte della Giunta, “degli equilibri tendenziali delle proposte di bilancio di previsione 2026-2028”, ha proseguito Molinari, sono state previste possibili “manovre di rientro per raggiunge il pareggio della proposta di bilancio” fino a quando, il 20 ottobre 2025, la Giunta “ha definito la manovra di rientro per il riequilibrio finale che prevedeva la conferma delle aliquote Imu vigenti nel 2025”. L’assessore ha quindi sottolineato che, in questo percorso, “l’operato di Giunta e dirigenti è avvenuto secondo i principi contabili”.
Molinari ha poi ricordato “che lo strumento della mozione è un atto politico di indirizzo, a cui fa seguito un altro atto politico di governo, ma nei limiti delle compatibilità finanziarie”. In particolare, ha aggiunto, la mozione citata “invitava il Sindaco e la Giunta a lavorare per poter riportare l’Imu sui contratti concordati allo 0,76% per l’annualità 2026, procedendo ad una nuova revisione della misura auspicando che non ci fossero ulteriori tagli del Governo centrale”. “Ulteriori tagli – ha sottolineato l’assessore – che, purtroppo, sono avvenuti”.
Infine, Molinari ha evidenziato come la conferma delle aliquote Imu vigenti sia stata inserita “nel Protocollo d’intesa per lo sviluppo, la coesione sociale e il futuro di Modena, sottoscritto il 18 dicembre 2025 nell’ambito dell’iter per l’approvazione del bilancio di previsione” e nelle pubblicazioni sull’Imu dedicate ai cittadini. Oltre ad averne dato notizia sul sito del Comune e a mezzo stampa.
Dopo la trasformazione dell’interrogazione in interpellanza, Alberto Bignardi (Pd) ha sottolineato la necessità di coniugare “direzione politica” e sostenibilità delle scelte amministrative. Ha definito il canone concordato uno strumento utile contro la tensione abitativa, sostenendo però che servano maggiori margini sull’Imu per costruire incentivi credibili verso chi affitta rapidamente gli immobili. Bignardi, in conclusione, ha sottilineato che chi sceglie il concordato contribuisce a rendere più accessibile il mercato della casa.
Giovanni Silingardi (M5s) ha richiamato la necessità di tenere insieme gli indirizzi politici e i vincoli di bilancio, sottolineando però l’importanza di dare “un ulteriore segnale politico” sul tema della casa. Ha evidenziato che non basta il lavoro svolto attraverso Agenzia Casa e che il Comune, pur facendo già molto sulle politiche abitative, debba rafforzare il sostegno al canone concordato, nei limiti consentiti dalle norme e dal bilancio.
Martino Abrate (Avs) ha osservato che la riduzione dell’Imu rappresenta un valore soprattutto simbolico, ma anche “un segnale di attenzione” verso la necessità di aumentare gli alloggi in affitto a canone concordato. Per questo ha chiesto di valutare con “attenzione e lungimiranza” una riduzione dell’imposta, per favorire un accesso più ampio ad affitti sostenibili e accessibili.
In replica, Andrea Mazzi si è detto soddisfatto della risposta dell’assessore, giudicata completa e puntuale rispetto a quanto accaduto, ma sulla riduzione dell’Imu ha auspicato, in futuro, una variazione “meno modesta” e più incisiva.

