
L’intervento è scattato il 9 giugno, grazie a una preziosa segnalazione ricevuta dal Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) di San Polo d’Enza. A seguito di tale avviso, i militari si sono recati presso un’abitazione privata nel comune di Vetto per verificare un presunto furto di fauna selvatica. Giunti sul posto, gli agenti hanno constatato l’effettiva detenzione in cattività di un cucciolo di capriolo da parte di un cittadino italiano. Dalle tempestive indagini è emerso che il piccolo era stato affidato all’uomo dopo essere stato illecitamente prelevato in natura nella giornata precedente (l’8 giugno) da un conoscente. Il cucciolo, fortunatamente recuperato dai militari, è stato immediatamente affidato alle cure esperte del personale del CRAS Rifugio Matildico di San Polo d’Enza, dove sta ricevendo l’assistenza veterinaria e nutrizionale necessaria per tentare un delicato percorso di riabilitazione, con l’auspicio di un futuro reinserimento in natura.
Contestualmente, entrambi gli individui sono stati denunciati per una serie di gravi reati, come previsto dal Codice Penale e dalle leggi in materia di tutela della fauna selvatica. Al cittadino al quale viene attribuita la sottrazione dell’animale dal suo habitat vengono contestati il furto aggravato ai danni della fauna selvatica, quale patrimonio indisponibile dello Stato, punibile con la reclusione da due a sei anni e con una multa da 927 a 1.500 euro, e il reato di prelievo di piccoli mammiferi, mentre al soggetto che è stato sorpreso in possesso del cucciolo sono stati invece contestati i reati di ricettazione (delitto punito severamente con una pena che va da due a otto anni di reclusione e una multa da 516 a 10.329 euro), oltre al maltrattamento di animali (delitto per il quale la legge prevede la reclusione da tre a diciotto mesi o la multa da 5.000 a 30.000 euro).

In primavera ed estate è comune imbattersi in cuccioli di capriolo nascosti nell’erba. È di vitale importanza comprendere che questi cuccioli non sono abbandonati: la madre li lascia protetti nella vegetazione mentre si nutre, tornando da loro a intervalli regolari. Se un cittadino nota un piccolo, la regola assoluta è non toccarlo, non accarezzarlo e allontanarsi silenziosamente. È ormai noto che il contatto umano lascia un odore sul manto del cucciolo che indurrà la madre a rifiutarlo, condannandolo a morte certa per inedia.
Solo ed esclusivamente qualora l’animale risulti palesemente ferito o in evidente pericolo immediato, è consentito l’intervento per il soccorso. È necessario attivare tempestivamente gli enti territoriali competenti e affidare il recupero dell’animale a un Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS). Trattenere arbitrariamente l’animale, o prelevare un cucciolo sano senza giustificato motivo, costituiscono illeciti gravi e penalmente perseguibili, come evidenziato da questa operazione.
Prelevare fauna selvatica dal bosco senza giustificato motivo danneggia irreparabilmente il nostro ecosistema.

