WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Stati Uniti e Iran hanno annunciato di aver raggiunto un’intesa preliminare per porre fine al conflitto esploso lo scorso 28 febbraio.
Il presidente americano Donald Trump ha scritto su Truth Social alle 5:30 ora di Washington (21:30 GMT) che “l’accordo con l’Iran è ora completato”. Pochi minuti prima era stato il premier pakistano Shehbaz Sharif, il cui Paese ha svolto il ruolo di mediatore, ad annunciare il raggiungimento dell’intesa.
La firma ufficiale della memorandum d’intesa (MoU) è prevista per venerdì prossimo a Ginevra, in Svizzera. Secondo fonti iraniane citate dal New York Times, per Teheran saranno presenti il capo negoziatore Mohammad Bagher Qalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.
Da parte americana parteciperà il vicepresidente JD Vance, che lo ha confermato personalmente. Non è ancora chiaro se Donald Trump sarà presente fisicamente o in collegamento a distanza, dopo le raccomandazioni dei servizi di intelligence statunitensi di non far viaggiare contemporaneamente presidente e vicepresidente all’estero.
Si tratta di un evento definito “storico” dalle fonti iraniane, in quanto primo incontro di alto livello tra i due Paesi dopo la rottura delle relazioni diplomatiche seguita alla rivoluzione islamica del 1979 e alla crisi degli ostaggi all’ambasciata americana a Teheran.
Prima della firma sono in programma incontri preparatori separati con le due delegazioni a Doha, in Qatar, nei prossimi giorni. I mediatori qatarini hanno lasciato Teheran ieri sera dopo 17 ore di negoziati.
Dopo la firma inizierà una fase di trattative più ampie della durata di 60 giorni, che includerà la discussione sul programma nucleare iraniano e un possibile alleggerimento delle sanzioni, come ha anticipato il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi.
Fonti informate hanno rivelato ad “Al Arabiya” i contenuti principali dell’intesa preliminare raggiunta tra Stati Uniti e Iran dopo mesi di intensi negoziati.
Secondo le fonti, Washington si impegna a cessare tutte le operazioni militari su ogni fronte, inclusa la linea libanese, per stabilizzare la situazione regionale e impedire un allargamento del conflitto. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a sollevare l’assedio imposto all’Iran e a procedere a un graduale alleggerimento delle sanzioni americane e internazionali, legato all’attuazione dei vari punti dell’accordo.
Tra le misure economiche, è previsto il sollevamento delle restrizioni sulle esportazioni di petrolio iraniano, che consentirà a Teheran di riprendere parte della sua attività economica e commerciale.
In cambio, l’Iran si impegna a riaprire lo Stretto di Hormuz alla navigazione internazionale entro 30 giorni, garantendo il libero flusso del commercio globale e dell’energia. Teheran si impegna inoltre a non produrre, possedere o acquisire armi nucleari, clausola definita da Washington come “pilastro fondamentale” dell’intesa. L’accordo prevede anche negoziati entro 60 giorni per lo smantellamento delle scorte di uranio arricchito.
Parallelamente, proseguiranno i colloqui tecnici sul programma nucleare, sui meccanismi di verifica e sulla completa applicazione delle sanzioni.
Lo stesso “New York Times” riporta che il presidente Donald Trump ha avvertito: gli Stati Uniti riprenderanno gli attacchi militari contro l’Iran se non si arriverà a un accordo nucleare definitivo. Trump ha definito l’intesa attuale “un passo importante” verso una soluzione più ampia, ma ha ribadito che il rispetto degli impegni da parte iraniana sarà condizione indispensabile. Ha inoltre confermato che lo Stretto di Hormuz sarà “permanentemente esente da pedaggi” in base all’accordo.
Se completato nelle sue fasi successive, questo patto rappresenta uno dei più significativi cambiamenti nelle relazioni tra Washington e Teheran da anni, combinando aspetti di sicurezza, militari ed economici, con la speranza di ridurre le tensioni regionali e aprire la strada a soluzioni più ampie su vari dossier caldi.
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