
Come se non bastasse il difficile periodo economico che il paese sta attraversando, a pesare sulle tasche degli italiani ora c’è anche il “caro carburante estivo”. Puntuale come ogni estate, anche quest’anno, l’esodo vacanziero è stato preceduto dall’ormai classico “aumento” di gasolio e benzina: un paio di centesimi che in soli 10 giorni hanno fatto lievitare la benzina di 0,042 euro/litro e il gasolio di 0,051 euro/litro. In altri termini per un pieno di carburante si spendono oggi 2,1 euro in più (benzina) e 2,55 euro in più (diesel).
”La nuova ondata di aumenti dei prezzi dei carburanti – dichiara Franco Giberti, presidente di Faib-Confesercenti Modena – costituisce l’ennesima riprova del meccanismo speculativo di doppia velocità di adeguamento dei carburanti, rapidissimo in ascesa e lentissimo in discesa. Nel giro di una settimana, a fronte di un lieve aumento del petrolio, di appena 2-3 dollari al barile, i prezzi dei carburanti hanno subito lanciato al rialzo, superando nei listini ufficiali, quota 1,30 Euro al litro per la benzina e 1,14 per il Diesel. Dai nostri calcoli e dalle quotazioni internazionali, invece, il prezzo corretto della benzina, si dovrebbe attestare a 1,24-1,25 Euro al litro. Registriamo quindi, attualmente, una speculazione di 6 centesimi al litro, pari ad una maggior spesa per gli automobilisti di 72 euro annui per costi diretti e 64 euro per costi indiretti”.
Giberti fa notare come questa modalità sia in uso da parte delle compagnie petrolifere ormai da anni, che si ripete ad ogni fine luglio e che non ha alcun tipo di ricaduta sui gestori delle stazioni di servizio. “A rimetterci sono i consumatori su cui grava il costo finale come del resto tutta la categoria dei benzinai – afferma – I costi di gestione lievitano perennemente, senza alcun adeguamento dei margini di guadagno: il reddito viene continuamente eroso da sconti, promozioni, carte aziendali e l’imposizione di condizioni e canoni fuori mercato sul non-oil. Problematiche che richiederebbero un confronto aperto con le compagnie petrolifere, ma che ad oggi manca data la loro pressoché inesistente volontà di incontrarci. Come manca quello col Governo – sottolinea riferendosi all’ultimo sciopero dei benzinai – che continua a rimandare una riforma delle regole del settore oggi quanto mai necessaria, anche per evitare la “consuetudine agostana” all’aumento da parte delle compagnie petrolifere”.

