
Ma è sulle dinamiche esportative che si misura la portata della crisi mondiale esplosa nel 2008. I flussi di import/export, che già nel 2007 avevano rallentato pesantemente la loro crescita segnando appena un +2,4% contro un +7-8% dei 4 anni precedenti, si sono letteralmente “congelati”: l’anno scorso l’export mondiale è “cresciuto” di appena 9 milioni mq, da 1.910 a 1.919 milioni mq, +0,47%. Sul “saldo zero” delle esportazioni hanno di fatto inciso i risultati dei soli 6 maggiori paesi esportatori mondiali più l’Iran: la crescita di Cina, Iran e Messico, è stata azzerata dai cali in Italia, Spagna, Turchia e Brasile.
Lo studio ha confermato anche come il contributo di ogni continente alla produzione e al consumo mondiale continua a mostrare le evidenze emerse in passato, ossia una sostanziale omogeneità dei due valori, a riprova che si tende a produrre laddove si consuma. Se l’Asia continua a trainare la produzione e il consumo mondiale, è l’Unione Europea a 27 che registra i ridimensionamenti più pesanti nella produzione e nel consumo, a causa dei cali nei mercati maggiori: Spagna, Germania e Italia.
Nonostante la frenata, Il nostro Paese si conferma comunque il terzo maggiore produttore mondiale e il secondo esportatore dopo la Cina. Al di là dei quantitativi, tuttavia, l’aspetto decisamente più importante resta l’abisso che separa l’Italia dai competitor internazionali per quanto riguarda i prezzi medi di vendita all’export: 11,4 euro/mq contro i 7,2 euro/mq della Spagna e i 3,1 euro/mq della Cina. Al Bel Paese spetta anche il primato dell’internazionalizzazione produttiva con 20 società controllate o partecipate da 9 gruppi italiani in Usa, Portogallo, Spagna, Francia, Germania, Svezia, Finlandia, Polonia, Ucraina, Russia per una produzione totale che ha raggiunto i 126,5 milioni di mq.
Sarà però il 2009 a mostrare il primo segno meno del settore ceramico mondiale. L’industria spagnola stimava quest’estate la produzione 2009 in calo del 40% e l’export a -30%; l’Italia riuscirà a contenere il segno meno al di sotto del -30%; la Turchia non diminuirà la produzione ma prevede un -7,6% per l’export; in calo anche la produzione in Russia e in Brasile, mentre la Cina, che tanto incide sui numeri complessivi, dovrebbe registrare un netto rallentamento della crescita produttiva, ma soprattutto il primo significativo calo delle esportazioni tra il -6 e il -10%. Se queste previsioni si riveleranno corrette, a fine anno il saldo negativo di questi soli 6 Paesi potrebbe raggiungere i 300 milioni in meno di produzione e i 200 milioni in meno di export.
Fonte: Acimac

