vie_1110La terza giornata di VIE Scena Contemporanea Festival si apre a Ponte Alto (ore 15) con Once and for all we’re gonna tell you who we are so shut up and listen, spettacolo pluripremiato al Fringe Festival di Edimburgo nel 2008. Frutto del lavoro sul campo che la compagnia belga Ontroerend Goed ha realizzato con la casa del teatro di Gand Kopergietery, Once and for all è un esplicito omaggio all’adolescenza.

Sul palco troviamo infatti 13 giovanissimi interpreti, di età compresa tra i 14 e i 20 anni, chiamati a rappresentare e interpretare il passaggio dall’infanzia alla giovinezza, periodo della vita in cui tutto è possibile e concesso ma nello stesso tempo si è pressati da un sistema fatto di regole e schemi rigidi da rispettare dai quali si vorrebbe fuggire.

Nel pomeriggio e in serata (ore 16,30 e 21,30) alla Rocca di Vignola ci sarà Solo, per la prima volta in Italia dopo aver deliziato il pubblico di Barcellona, Parigi, New York, Madrid, San Paolo. Un geniale assolo di Israel Galván, straordinario ballerino di flamenco che è stato definito dal musicista Enrique Morente come “il più antico fra i giovani bailaores”, un danzatore il cui stile oscilla fra il tradizionale “zapateado”, ovvero i colpi di tacco del flamenco, e la modernità. Il passo di Galván scandisce il ritmo del ballo con il semplice e virtuoso aiuto di mani e piedi, facendosi segno di scena, lingua che anima lo spazio e la memoria della musica e il ballo stesso tra canone e invenzione. In quest’ottica non sorprende che il fuoriclasse della danza popolare andalusa si sia appropriato di passi del butoh, di posizioni yoga, così come delle mosse delle arti marziali. Di origine sivigliana e con sangue gitano, Galván è in assoluto il più grande rinnovatore del flamenco, rivisitato radicalmente sia nella forma che nel contenuto. Fra rigidi canoni storici e formalismo moderno, Israel Galván si distacca dai percorsi battuti, pur nel rispetto della tradizione di questa danza andalusa. Fonte d’ispirazione per le sue creazioni è tutto ciò che lo circonda, che l’artista considera essere in qualche modo “flamenco”: da un film alla partita di calcio, dalla coreografia di danza classica a un quadro di Dalí.

A Ponte Alto, Modena, (ore 16.30) sarà replicato lo spettacolo Mansarda della compagnia portoghese Circolando. Il lavoro sposa un teatro visivo e interdisciplinare, attraversando la fisicità, la danza, il circo, la musica e i video, senza utilizzare la parola. Mansarda, spettacolo conclusivo di un progetto più ampio dal titolo suggestivo e intenso “Poetica della casa”, è stato realizzato grazie al sostegno del progetto Prospero, del Centro Culturale di Belèm e del Teatro Nazionale São João. Mansarda racconta l’idea dell’abitare, ne disegna la forma nel linguaggio dei corpi degli attori, la rintraccia come memoria da custodire, come sogno da nutrire.

Negli spazi dell’ITIS Fermo Corni (ore 17) il Belarus Free Theatre porterà in scena Zone of Silence, uno spettacolo suddiviso in tre parti legate da un filo comune: l’invito a riflettere su diversi argomenti di cui non è consentito parlare apertamente nella società bielorussa: l’infanzia difficile, la diversità, le cifre statistiche.Nel primo capitolo gli attori raccontano le storie della loro infanzia: le umiliazioni subite nella scuola materna, un tentato suicidio per un amore infelice, il rapporto con un padre imprigionato due volte e l’ultimo incontro in ospedale con la madre di uno di loro. Ogni storia, raccontata con estrema sincerità, tenta di rispondere alla domanda su come le ferite dell’infanzia influenzino le nostre vite. Questa prima parte si conclude con la storia di Vika Moroz, bambina bielorussa di dieci anni divenuta ostaggio dell’attuale sistema politico bielorusso, strappata alla coppia di genitori italiani che lei considera come suoi genitori.

Il secondo capitolo è una panoramica sugli “altri”, su coloro che vivono l‘oppressione di un immotivato attacco sociale: un gay bielorusso di colore, una donna sola innamorata di Lenin; un senzatetto con una grande passione per la danza. Cosa li ha spinti ai margini della società? Perché sono diventati “diversi”? Nel terzo capitolo, infine, gli attori tentano di comprendere sterili dati statistici attraverso un contatto non verbale con il pubblico. Perché la Bielorussia è al primo posto in Europa per numero di suicidi? Quanti bambini vengono abbandonati negli orfanotrofi per l’impossibilità da parte dei genitori di provvedere al loro sostentamento? Qual è il tasso di disoccupazione in Bielorussia e quante persone sono condannate alla sussistenza?

All’ex ospedale Sant’Agostino (ore 19.30, 19.45, 20.30, 20.45, 21.30, 21.45) tornerà in scena la performance Baldassarre della compagnia Dewey Dell, fondata a Cesena da Teodora Castellucci con Agata Castellucci, Demetrio Castellucci ed Eugenio Resta. La volontà che la giovane formazione persegue è essenzialmente quella di portare la visione all’origine: tutto è pensato per gli occhi, non esiste alcun rapporto teorico nascosto.

Alle 20 e alle 21, sempre all’ex ospedale Sant’Agostino, Daniele Albanese porterà in scena In a landscape. Lo spettacolo, nato per una situazione urbana all’aperto, viene qui riproposto in un luogo al chiuso per sottolineare gli aspetti più cupi del lavoro. La performance si definisce attraverso una particolare struttura e organizzazione di spazio‚ movimento e suono e nella lettura geometrica del luogo dove si svolge.

Sempre domani (11 ottobre) alle 20, ma tornando alla Rocca di Vignola, sarà possibile vedere Eremos, frutto del lavoro che il maestro greco Theodoros Terzopoulos ha condotto, insieme a Paolo Musìo, su La persuasione e la rettorica, tesi di laurea del filosofo ebreo di lingua italiana Carlo Michelstaedter. Il suggestivo luogo della Rocca diventerà evocativo spazio scenico abitato da una scultura creata per l’occasione dall’artista greco Jannis Kounellis, protagonista dell’Arte Povera. Eremos si avvale del sostegno produttivo di Emilia Romagna Teatro.

Scritto e diretto da Jean-Benoît Ugeux, promettente regista belga, S.P.R.L. sarà replicato domani sera al Teatro delle Passioni (ore 21) in esclusiva italiana. Famiglia e lavoro nella società occidentale sono al centro dello spettacolo, che pone sotto una virtuale lente di ingrandimento ed osserva, dissacrandoli, le inaspettate somiglianze di due comunità apparentemente assai lontane. L’esame avviene con una commedia feroce in cui opera una sorta di vivisezione ottica, di entomologia dei comportamenti e dei valori. S.P.R.L. è una produzione del progetto Prospero.

Al Teatro Herberia di Rubiera (ore 21.30) si esibirà la Socìetas Raffaello Sanzio. Il famoso racconto di Edgar Allan Poe, L’uomo della folla, rivive in Homo Turbae, primo lavoro di Mòra. La compagnia di ballo della Socìetas Raffaello Sanzio nasce sulla scorta delle esperienze e degli studi della Stoa, scuola sul movimento ritmico, fondata da Claudia Castellucci. Mòra vuole portare a compimento forme della danza legate prevalentemente alla dimensione del tempo – una meticolosa cura è riservata alla relazione tra metrica dei movimenti e metrica musicale – e dal caso, che irrompe sconvolgendo la ripetizione.

Tra gli eventi collaterali a VIE domani si apre l’esperienza di Parabole. Tre variazioni sul Gattopardo (in cui si intrecciano le dimensioni performativa, drammaturgica e musicale) esemplificano Parabole, laboratorio che dal 1999 sperimenta in piccoli gruppi le varie forme della narrazione. Con la guida di Magda Siti e Gerardo Guccini, il laboratorio è approdato dall’indagine sull’oralità al testo scritto, nella convinzione che ogni scrittura implichi l’attraversamento della voce. Tutti gli appuntamenti si terranno alla Biblioteca Delfini, Corso Canalgrande 103, Modena.

Alle ore 15,30 e 16,30 si svolgerà (ingresso gratuito su prenotazione) la performance A caso. Vagabondaggio tra i libri di e con Stefano Vercelli (Drama Teatri).Complesso e sfaccettato, l’atto della lettura si lega a molti fili. La performance sottolinea fra gli altri il ruolo della casualità. E’ un percorso senza inizio, concepito appositamente per gli spazi di una biblioteca: un gioco di aperture casuali fra le pagine, al termine del quale – da frammenti diversi di differenti autori – viene a comporsi un sorprendente testo finale. L’azione è guidata, accompagnata e, a volte, determinata, dalle musiche del film Il Gattopardo.

Alle ore 17,30 Gerardo Guccini e Magda Siti presentano Il Gattopardo tra parole e visioni

(ingresso libero fino ad esaurimento dei posti). Uno storico del teatro e un’attrice cercano nelle pagine del Gattopardo la lettura e lo sguardo di Luchino Visconti. Nel passaggio dal romanzo al film alcuni personaggi sono stati ridotti, altri mutati, il finale non trova riscontri nella trasposizione cinematografica, interi capitoli sono scivolati nell’ombra. Visconti, però, non ha scelto né inventato a caso. Le sue modifiche rispondono intimamente alle strutture del testo. Sono le strategie della scrittura il primo materiale dello spettacolo cinematografico.