
Raddoppiano i disoccupati e gli iscritti alla mobilità
La disoccupazione modenese è soprattutto maschile: sui 13.703 iscritti quest’anno nelle liste degli uffici per l’impiego gli uomini sono infatti circa il 66 per cento. E per lo più si tratta di giovani: le fasce d’età più coinvolte sono infatti quelle tra i 25 e i 34 anni (34 per cento) e tra i 35 e i 44 anni (27 per cento). A fine agosto gli iscritti alle liste di mobilità erano in tutto 7.276 (con 3.406 ingressi fino ad agosto 2009 a fronte di 1.393 ingressi nel 2008). Per il 75 per cento si tratta di iscrizioni dovute a procedure di mobilità individuale o non indennizzata. Anche in questo caso si tratta in prevalenza di maschi, tra i 35 e i 54 anni e in gran parte di nazionalità italiana. A pagare le spese dei ridimensionamenti aziendali sono i profili professionali meno qualificati, sopra a tutti gli operai generici e i manovali d’assemblaggio meccanico, con una contrazione più che doppia rispetto ai profili impiegatizi e dirigenziali. A ricorrere maggiormente alla cassa integrazione sono le aziende metalmeccaniche (il 63 per cento del monte ore di cassa integrazione ordinaria autorizzato per i comparti industriali e il 29 per cento della straordinaria) e della ceramica con il 27 per cento di ordinaria e il 47 per cento di straordinaria. Sono 91 le aziende che hanno avviato le procedure di cassa integrazione per un numero massimo di 5.314 lavoratori sospesi, circa la metà dei quali proviene dalla ceramica. In tutto il 2008 le procedure erano state 15 e i lavoratori interessati 785. E sono 252 in tutto, da luglio a settembre, le imprese modenesi per le quali la Regione ha autorizzato l’erogazione degli ammortizzatori in deroga: 254 quelle che, a causa di temporanee cadute di ordinativi, di committenza, di mercato o di ricavi, hanno avuto accesso alla cassa integrazione ordinaria per 1.647 lavoratori. Di questi, oltre un terzo (603 lavoratori in 115 aziende) appartiene al settore metalmeccanico; 489 lavorano in nove aziende connesse ai trasporti e alla movimentazione delle merci; 115 in 30 aziende del comparto tessile. Numeri minori si riscontrano nei settori della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, di macchinari e apparecchiature e nella ceramica. Sette le imprese che, a causa di ristrutturazione e crisi, hanno potuto accedere alla cassa integrazione straordinaria per 63 lavoratori.
Contratti: in calo l’indeterminato
Tutte le tipologie contrattuali sono state investite dalla crisi: è negativo il saldo dei contratti a tempo indeterminato dove le cessazioni, che da gennaio a luglio 2009 sono state 25.139, prevalgono sulle 17.915 assunzioni con una contrazione di 7.224 contratti. Calano le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato che sono state circa cinquemila con un calo del 20 per cento rispetto al 2008. E diminuiscono i contratti di somministrazione: quelli in essere sono 1.830 contro i 4.500 nella fase precedente la crisi. Di segno positivo sono invece le assunzioni a tempo determinato con 3.101 assunzioni in più (in tutto sono state 17.022) rispetto alle cessazioni (13.921). Anche in questo caso però il saldo, pur positivo, è inferiore rispetto a quello dello scorso anno quando era stato di 8.813 contratti. «Se sommiamo questo dato al fatto che la durata media dei contratti a tempo determinato è scesa da 158 a 151 giornate – commenta Francesco Ori, assessore provinciale alle Politiche del lavoro – non possiamo che dire che la precarizzazione del mercato del lavoro è ulteriormente cresciuta». Positivo, seppure ancora una volta di poco, è il saldo dei contratti di apprendistato con 413 assunzioni (2.933 in tutto) in più rispetto alle cessazioni (2.520). Marginale la variazione per i contratti di collaborazione che a fine giugno 2009 erano 4.888 rispetto ai 5.5oo dell’anno precedente.
Da rilevare il dato delle assunzioni dei lavoratori stranieri: nei primi sette mesi del 2009 le aziende modenesi hanno avviato al lavoro 16.664 stranieri rispetto ai 23.700 dello scorso anno con una diminuzione, pari al 29 per cento, che è sostanzialmente in linea con l’andamento complessivo del mercato del lavoro della provincia. «Un dato che testimonia – sottolinea Ori – che la componente straniera nel nostro mercato del lavoro è sempre meno estemporanea e radicata al punto da reagire nello stesso modo davanti alla crisi». I cali più sensibili di lavoratori stranieri si concentrano nel settore metalmeccanico e dei trasporti, mentre cresce l’impiego all’interno della sanità.

