
E anche la più allarmante se si considera che l’11% dei ragazzi italiani che frequenta le chat ha avuto almeno un contatto con un pedofilo; tre su quattro non lo rivelano ai genitori per vergogna; il 79% dei minorenni naviga in internet, ma di questi solo il 23% lo fa accompagnato, gli altri navigano da soli e senza tutele; il 47% dei ragazzi fra 10 e 14 anni che navigano in rete ha postato foto a sfondo sessuali di se stessi od amici; solo il 12% delle famiglie usano gli strumenti di controllo internet ed i filtri. Il 79% dei teenager ha una propria pagina su un social network e il 43% ritiene che scambiare nei social network info personali, come l’indirizzo di casa, sia sicuro.
«La pedofilia – sottolinea Motti – agisce forte dell’anonimato e delle più recenti tecnologie che ne permettono il proliferare. I sostenitori di questa vergogna si sentono ben più protetti e indisturbati nel sottobosco della rete internet. Chi pensa al pedofilo immaginando il vecchietto che avvicina i bambini nel parco, è molto lontano dal fenomeno attuale di cui ci stiamo occupando. I bambini e le ragazzine sono contattate tramite sms, facebook, blog e luoghi virtuali di aggregazione da individui che si rafforzano in modo organizzato tramite la Rete stessa. Conseguentemente i nostri figli non sono più al sicuro neppure tra le mura domestiche: l’adescamento oggi è possibile ovunque e in qualsiasi momento».
Tant’è che l’eurodeputato reggiano preannuncia la presentazione, a livello comunitario, di una serie di iniziative a tutela dei minori.

