
Nei modi dettagliati per ogni provincia, sarà dunque possibile il prelievo venatorio dello storno in deroga al generale divieto di caccia a questa specie, protetta da una direttiva comunitaria e dalla legge nazionale. La deroga viene concessa per contenere i danni all’agricoltura prodotti dallo storno, dato che i metodi di prevenzione non cruenti e i piani di controllo hanno mostrato la loro inefficacia.
Si è invece ritenuto che non sussistano le condizioni per consentire la caccia in deroga alla tortora dal collare. La decisione della Regione è stata assunta in base al parere contrario dell’ISPRA, l’istituto nazionale competente per la tutela della fauna selvatica, e in base alla sentenza del 15 luglio scorso con la quale la Corte di Giustizia Europea ha condannato lo Stato italiano e le Regioni per la mancata o erronea applicazione della Direttiva Uccelli negli anni passati. Considerata poi l’entità dei danni alle colture accertati, quantificabili in poche migliaia di euro, la Giunta ha valutato che non sussistano i “danni gravi e ripetuti” per giustificare il ricorso alla deroga.
“Fino a quando queste specie di volatili sono protette dobbiamo necessariamente attenerci alle regole comunitarie e nazionali, e proporre la caccia in deroga solo sulla base di danni significativi all’agricoltura – spiega l’assessore Rabboni, che aggiunge – Ai consiglieri del PdL che in questi giorni hanno parlato di ‘teatrino della caccia in deroga’, ricordo che è il Governo a doversi attivare in sede europea per chiedere la cancellazione di queste specie dall’elenco di quelle protette, e non mi risulta che siano state intraprese azioni in questo senso”.

