Pubblico entusiasta e attento quello che sabato 25 settembre ha seguito la conferenza in Rocca “Nel nome della madre: ruolo e responsabilità”, tenuta dalla psicologa Silvia Vegetti Finzi e che ha visto la partecipazione di circa 220 persone. Addetti ai lavori, cittadini e soprattutto loro, le madri, protagoniste da anni degli studi della docente e psicoterapeuta interessata ad analizzare il ruolo della figura femminile in rapporto alla fase evolutiva dei figli.

L’incontro organizzato dall’Amministrazione comunale in collaborazione con il Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia Romagna ha visto l’introduzione dell’Assessore alle politiche sociali e familiari Alberto Pighini e il coordinamento del dott. Ruggiero Lamantea psicologo e psicoterapeuta del Dipartimento di Salute Mentale – Distretto di Scandiano. In una prima parte introduttiva Vegetti Finzi ha approfondito il caleidoscopico mutamento dei ruoli della madre, nelle diverse situazioni che costruiscono la quotidianità e nel divenire della vita dei figli, soffermandosi in particolare sulle aspettative della madre, che prendono già corpo nella fase gestazionale quando ogni donna si costruisce l’immagine di un bambino immaginario che dovrà fare i conti col bambino reale, quello che nasce.

L’assemblea si è poi sciolta e ricomposta in gruppi di lavoro e analisi nei quali mettere a confronto in gruppi ristretti le proprie esperienze genitoriali e restituirle di nuovo al pubblico. “La madre non cessa mai di sentirsi tale. Succede allora che una donna, in un certo momento della sua vita, si autorizza a diventare madre da sola, con tutto il peso che questo comporta. Tale dicotomia non cessa con il raggiungimento dell’età adolescenziale dei figli.“Una volta gli adulti, – scrive Vegetti Finzi – attraverso un’educazione autoritaria, imponevano modelli precisi: per i maschi la professione del padre, per le figlie diventare moglie e madre. Ora invece non ci sono più modelli precostituiti. Nessuno può indicare a un adolescente il ruolo che dovrà svolgere da adulto perché la società cambia troppo in fretta per consentire previsioni a medio e lungo termine. In questo vuoto di futuro i ragazzi si sentono soli e oscillano tra fantasie meravigliose e sentimenti di vuoto e di noia. Terminati gli studi, l’inserimento sociale è difficile e spesso precario. L’adolescenza resta così un limbo da cui è difficile uscire”.

Un incontro che ha saputo restituire riflessioni importanti al pubblico presente, che ha dimostrato di apprezzare il tema e soprattutto il pensiero e le capacità espositive della relatrice.