
Presto fatto. Dopo anni passati a: 1. elargire finanziamenti, case popolari, aiuti sociali, posti di prima fila in tutte le graduatorie a senso unico a favore degli stranieri; 2. finanziare iniziative “culturali” a dir poco ridicole; 3. creare strutture e apparati, spesso inutili, per la promozione del nostro territorio che hanno avuto come risultato anche quello della creazione di comodi e ben pagati posti in cimiteri per elefanti politici; 4. mandare in tilt i conti della sanità locale, degli apparati destinati al sociale e della giustizia locale per fare fronte a problematiche quasi esclusivamente “d’importazione”; 5. sponsorizzare faraonici e lunari progetti architettonici fermi però sulla carta; 6. promettere tutte quelle infrastrutture fondamentali per il rilancio dell’economia modenese mai realizzate.
Ecco – ha rincarato Aimi – dopo tutto questo totale fallimento, a sinistra qualcuno ha ancora il coraggio di alzare due “ditini”, uno per dare lezioni, l’altro per addossare la colpa ancora una volta a Silvio Berlusconi, trasformato in città in una sorta di San Sebastiano cui scoccare ogni strumentale “frecciata” politica. Solo un esempio in tema di riforma scolastica ancora in fase di approvazione: cosa sarebbe successo alla Gelmini se anche in Italia come sta avvenendo in altri importanti paesi europei, il Governo avesse triplicato le tasse universitarie? Ma qui da noi, su alcuni argomenti i timpani risultano politicamente otturati. Al centrodestra, è bene saperlo, non manca l’onestà intellettuale sufficiente per confermare che un contenimento della spesa, giunti a questo punto, era di vitale importanza per le sorti del nostro Paese. Sarebbe però ora che qualcun altro a Modena facesse pubblica ammenda nel riconoscere che ci sono stati lapalissiani errori di immobilismo da una parte e di enorme sprechi dall’altra. L’economia, infatti, non è l’uso della spesa pubblica per avere consenso, qualità per la quale la sinistra ha brillato, in special modo a Modena.
Si smetta dunque una volta per tutte di soffiare e buttare benzina sul fuoco della protesta – ha concluso Aimi – perché, e lo dico anche a tutela di certi pasdaran della protesta, in questi tempi, in Italia, per senso di responsabilità, è meglio fare i pompieri che i piromani”.

