
E cioè – riprendendo le indicazioni del Concilio Vaticano II – che “si fa ingiuria alla persona umana e allo stesso ordine stabilito da Dio agli esseri umani se si nega ad essi il libero esercizio della religione nella società, una volta rispettato l’ordine pubblico informato a giustizia”.
La nota dei sacerdoti sassolesi è lunga e ricca di richiami ai valori dell’accoglienza e del dialogo. “Dialogare non significa derogare dai propri principi e dalle proprie convinzioni – scrivono i parroci – ma partire da ciò in cui si crede, quindi per noi cristiani in Gesù e nella sua parola, nei suoi atti, nel suo esempio, che non hanno chiuso la porta ai diversi da noi, ma hanno aperto le braccia fraternamente e senza riserve mentali a tutti coloro che hanno un cuore aperto”.
A queste parole non c’è nulla da aggiungere se non l’amara constatazione che i sedicenti cristiani che amministrano oggi Sassuolo sbandierano principi che regolarmente calpestano nella pratica quotidiana. La vicenda della moschea ne è una dimostrazione lampante. Altro che dialogo e accoglienza. Solo propaganda e intolleranza che servono a suscitare paure ma non a risolvere i problemi. E con la paura – anche i sassolesi se ne stanno accorgendo – non si va da nessuna parte».

