
Il problema adesso – ha aggiunto il vicepresidente del PDL provinciale – sarà l’individuazione della strada meno traumatica per uscire dal “cul de sac” in cui, con non poco masochismo politico, gli amministratori modenesi si sono nuovamente infilati. In realtà il problema principale e’ evidentemente la totale assenza di capacità gestionale emersa ancora una volta dalle stanze dei bottoni di Piazza Grande. Un nuovo appuntamento con l’ideale ballo del mattone di cui il PD pare essere maestro e al quale ci ha oramai abituati: un passo avanti, due a sinistra e tre indietro, con tanto di “casche'” finale sui propri irrimediabili errori. Risultato? Si torna al punto di partenza. Un po’ come nel gioco dell’oca, quando il tiro dei dadi e’ accompagnato dall’alea sfortunata. C’e’ però una notevole differenza: una città non si puo’ governare a tentativi, con l’ideale ricorso ai dadi e ai bussolotti e con un immobilismo che non ha precedenti. Soprattutto, non e’ ammissibile che la gestione sia caratterizzata da furiose retromarce col turbo a tutto gas e a fari spenti. Altro che multe alle biciclette in contromano. Qui – ha concluso Aimi – c’e’ da ritirare immediatamente la patente (politica) a chi ha dimostrato di saper utilizzare un’unica marcia: la retro. Col rischio di far schiantare la citta’ contro i rimasugli di quella che fu un tempo una grande quercia”.

