
Nel corso dell’attività investigativa è risultato che il giovane intratteneva contatti con esponenti del radicalismo islamico in diverse parti del mondo e frequentava assiduamente siti jihadisti in cui vengono anche illustrate le procedure per preparare ordigni esplosivi. L’albanese si sarebbe attivato concretamente per cercare di raggiungere scenari di guerra per schierarsi a fianco dei mujaheddin.
L’operazione è nata circa due anni fa nell’ambito dell’attività preventiva di monitoraggio dei soggetti sospettati di gravitare negli ambienti riconducibili all’estremismo islamico. S.H., dal 2002 a Reggio Emilia, celibe, carpentiere, si era già fatto notare per aver incendiato una bandiera israeliana durante la manifestazione svoltasi nel centro storico reggiano nel gennaio 2009, organizzata per esprimere solidarietà alla popolazione palestinese, manifestazione che ha visto la partecipazione di numerosi stranieri; e per aver divulgato materiale informatico facendo propaganda e proselitismo inneggiante alla jihad.
L’albanese è risultato non avere collegamenti nel territorio nazionale ed essere da tempo marginalizzato dalle locali comunità religiose di fede islamica. Sulla base dell’attività di polizia giudiziaria e considerata la concreta minaccia alla sicurezza nazionale, prima che il predetto potesse attuare gravi disegni criminosi, di concerto con l’Autorità giudiziaria, è stato deciso di procedere alla sua espulsione dal territorio dello Stato, con accompagnamento coatto fino in Albania e consegna alla locale Polizia, dopo specifico provvedimento da parte del Ministro dell’Interno.

