
Una mafia dai metodi di infiltrazione sempre più silenti, che opera sullo stretto confine tra legalità ed illegalità, tra i cui complici ci sono professionisti e ‘colletti bianchi’ del mondo economico e finanziario. Sul territorio nazionale su 37 mila operazioni sospette 28 mila sono finite nel mirino degli investigatori della Dda, tra cui quelle di Modena. Operazioni legate in primo luogo al riciclaggio del denaro, o a transazioni di origini mafiose o all’evasione fiscale classica; strettamente intrecciate tra loro a cui può aggiungersi in molti casi anche la ‘variabile’ dell’usura. La crisi economica, evidenzia Confesercenti, è diventata l’alleato in più delle organizzazioni mafiose che, per insediarsi nella società, non si fanno scrupoli ad investire i capitali illeciti in attività imprenditoriali, prediligendo quelle in particolari difficoltà e servendosi di prestanome.
“Il territorio – tiene a precisare Confesercenti – come anche ribadito recentemente dal Procuratore Capo di Modena Vito Zincani ha gli anticorpi per contrastare le infiltrazioni mafiose. La ricchezza però della provincia, come del resto della città, lo rendono molto appetibile agli occhi delle organizzazioni criminali, in particolare per il riciclaggio del denaro, come anche emerso recentemente con clan napoletani e casalesi interessati all’acquisizione di attività commerciali e immobiliari. Le nostre preoccupazioni aumentano dunque: di fronte a fatti del genere e di fronte al numero di transizioni segnalate come sospette. Il commercio risulta essere uno dei settori più a rischio, causa il calo dei consumi e le conseguenti difficoltà dovute alla crisi. Pur ritenendo fondamentale quindi tenere alta la guardia riguardo il pericolo di diffusione della criminalità organizzata sul territorio, e a maggior ragione in una situazione economica di sofferenza, occorrerà compiere nuovi e ulteriori passi in avanti nei termini di prevenzione, contrasto e repressione. C’è la necessità di un rafforzamento degli organici, a partire dall’adeguamento alle reali esigenze della realtà modenese, della struttura investigativa operativa sul territorio e in diretto contatto con la Dda di Bologna, come pure di incrementare quindi l’attività di intelligence. Ma soprattutto sarà importante l’impegno di tutta la società – a partire dal mondo associativo e imprenditoriale già attivo nella denuncia del fenomeno – anche a segnalare concretamente e in primo luogo alla Procura della Repubblica tutte quelle situazioni in cui vi è la percezione dell’attività delle organizzazioni mafiose. Passare in altri termini dalle parole, pure importanti e preferibili al silenzio, ai fatti: è la via principale per il contrasto alle mafie”.

