
Ma c’è una contraddizione alla quale l’assessore all’agricoltura Tiberio Rabboni oggi non ha dato risposta” – continua Favia – “visto che ad alcune stalle che forniscono il latte per il Parmigiano viene fornito foraggio coltivato, ad esempio nella zona di Medicina (BO). E a Medicina sono attivi degli impianti a biomasse anche molto potenti, e per altri sono in corso le procedure di autorizzazione. E’ un grosso controsenso, perché i clostridi sono persistenti sul foraggio. Quindi ci chiediamo che senso abbia” – dice Favia – “vietare gli impianti a biomasse nella zona del Parmigiano-Reggiano, se poi si importa il cibo per gli animali da altre zone… . Con impianti a biomasse! Quale sarebbe la logica?”.
“Tra l’altro sono in progettazione impianti a biomasse in zone di produzione del Parmigiano Reggiano come a Trecasali in provincia di Parma. Ci aspettiamo che la Regione a questo punto non rilasci autorizzazioni per quell’impianto. Che dire poi d’inceneritori di rifiuti solidi urbani ancora più impattanti delle centrali a biomasse ?” spiega Favia.
“Abbiamo presentato un’articolata interrogazione a risposta immediata, perché questa contraddizione mette a rischio una produzione di qualità che ci rende famosi nel mondo. E’ successo infatti in alcuni casi che i clostridi abbiano interferito con la fermentazione delle forme di formaggio, creando molta anidride carbonica e portando allo scoppio delle forme!- spiega Favia- Sicuramente una situazione da evitare, senza considerare che alcuni pareri scientifici ipotizzano che i clostridi siano pericolosi anche per l’uomo. Quindi domani ci aspettiamo” – conclude il Consigliere del Movimento 5 Stelle – “che la Regione faccia chiarezza su tutta questa vicenda.”. “La non risposta dell’assessore Rabboni è stata che “solo” il 25% di foraggio proviene da zone non di produzione. Come se un quarto, potenzialmente a rischio, fosse una quota minimale. Inoltre è stato minimizzato il parere scientifico di alcuni studi tedeschi che ipotizzano che i clostridi siano pericolosi per l’uomo. Non è certo questo il modo per tutelare l’agricoltura di qualità, ci saremmo aspettati ben altra risposta”.

