
In una lettera inviata ai colleghi reggiani, Sabattini e Pighi osservano che «il processo di riforma porta in sé alcuni limiti e obbliga i nostri territori, una delle aree italiane ed europee più dinamiche e sviluppate, a fare scelte che avrebbero meritato qualche tempo ulteriore per una più meditata riflessione». Modena – ricordano i due amministratori – ha avviato un confronto con le rappresentanze sociali ed economiche e con le istituzioni comunali per raccogliere opinioni e contributi utili a concorrere alla scelta di riordino. «Ci siamo confrontati su tre ipotesi, tutte con la medesima dignità e degne della massima attenzione», partendo dal presupposto che «il nuovo soggetto, la nuova provincia, non dovrà cancellare alcuna identità, perché ciascuno vi entrerà con la propria: sarà esclusivamente l’espressione di una diversa organizzazione territoriale dello Stato, per meglio rispondere alle esigenze di modernizzazione ed efficienza della pubblica amministrazione».
Sabattini e Pighi sottolineano che, in particolare, la “provincia dell’Emilia” è «una proposta che ha una forte suggestione oltre ad una significativa innovazione. Tuttavia per l’insieme dei pareri e delle osservazioni raccolte in sede di consultazione ci siamo convinti che in questa fase sia più utile, anche relativamente alle competenze che avranno le nuove province e per il processo di riorganizzazione che successivamente riguarderà gli uffici periferici dello stato, andare a un’aggregazione dei territori di Reggio Emilia e Modena con la costituzione di un ambito di oltre 1,2 milioni di abitanti dotato di un insediamento industriale, agricolo, agroalimentare e culturale fra i primi nel Paese e in Europa. Noi riteniamo – concludono Sabattini e Pighi – che questa scelta possa rappresentare una prima tappa, non conclusiva, l’avvio di un processo nuovo che può essere ricompreso dentro ad una prospettiva che guarda ad un ambito emiliano».

