
Il dato semestrale, confrontato con il 2011, registra una variazione del +3,8% e risulta inferiore sia al dato regionale (+5,2%) che a quello nazionale (+4,2%). In effetti anche tra le province emiliane, Modena si colloca agli ultimi posti per crescita dell’export, seguita solamente da Forlì-Cesena (+3,1%) e Bologna (+2,5%).
L’esame dei singoli settori evidenzia proprio gli effetti negativi del sisma sull’economia modenese: infatti, confrontando il secondo trimestre 2012 con il primo trimestre, il settore biomedicale (presente prevalentemente nell’Area Nord della provincia) perde il 37,3% di esportazioni, portando la sua quota percentuale dal 3,2% del totale export al 2,6%. D’altro canto il tessile abbigliamento (concentrato a Carpi, Novi e comuni limitrofi) perde il 35,2%, passando così da una quota del 9,4% di export provinciale al 7,7%. Fortunatamente tali cali sono ampiamente compensati dagli altri settori che hanno un andamento molto positivo, come i trattori (+15,3%), la ceramica (+13,2%) e i mezzi di trasporto (+11,7%).
Esaminando il primo semestre del 2012, il calo delle esportazioni dovuto al terremoto viene attenuato e l’unico settore che mostra una perdita rimane il biomedicale, con una diminuzione del 18,5% rispetto al primo semestre 2011, mentre il tessile abbigliamento raggiunge un andamento positivo (+1,0%). Sempre con tale confronto temporale risulta buono l’andamento dei mezzi di trasporto (+18,5%) e dell’agroalimentare (5,0%), gli incrementi degli altri settori rimangono tutti intorno all’1,5%.
Riguardo alle aree geografiche, l’Africa del Nord e l’Africa Centro Sud mostrano i maggiori incrementi tendenziali (rispettivamente +29,5% e +20,0%) nel primo semestre dell’anno, ma la loro incidenza sulle esportazioni totali modenesi rimane comunque molto modesta. Continua anche la crescita dell’Asia (+17,3%), mentre risulta nuovo l’incremento significativo degli Stati Uniti (+18,5%), che raggiunge così l’11,8% dell’export modenese.
Stabili le esportazioni verso l’Unione Europea a 15 paesi, mentre sono in calo i valori verso Canada e Groenlandia (-12,3%) e i paesi Europei non appartenenti alla UE (-4,5%).
Infine, analizzando i singoli paesi, i confronti con il primo semestre del 2011 indicano che l’incremento maggiore si realizza con la Cina (+16,5%). I paesi appartenenti all’Ue hanno invece andamenti differenti: dal +13,1% del Regno Unito e +9,7% dell’Austria al -6,9% della Spagna.
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