
In queste condizioni di mercato “gli imprenditori senza scrupoli”, avevano e hanno un ruolo determinante nel proporre prezzi fuori mercato, deprimendo la redditività aziendale ma diminuendo il costo del lavoro compiendo azioni disgustose ….. come il mancato versamento dei contributi, straordinario non pagato, utilizzo indiscriminato delle cooperative e degli interinali fino al lavoro nero. Si parla di “etica” ma le aziende ceramiche si sono mai preoccupate da dove arrivava il loro prodotto dato in “outsourcing” ad aziende con una dubbie situazioni imprenditoriali? Gli imprenditori dell’indotto, per loro formazione e mentalità, non hanno mai agito in modo eclatante per esprimere il loro dissenso, confidando in comportamenti corretti da parte dei committenti e del controllo delle forze dell’ordine preposte, ma così finora non è stato, questa è l’amara conclusione.
Il settore dell’indotto ceramico fino ad ora ha resistito alla crisi, adeguando le potenzialità produttive alla domanda con le ricadute occupazionali già menzionate, ma c’è la fondata preoccupazione che aziende del terzo fuoco, siano alla vigilia di drastici provvedimenti, sancendo la fine di quello che viene definito il valore aggiunto dell’industria ceramica italiana: la ricerca e la decorazione, perdendo figure professionali fondamentali al settore. CerArte lancia l’ennesimo grido d’allarme: non si può rispondere con l’applicazione pretestuosa delle normative DURC e con la “responsabilità solidale”, che di fatto rischiano di rappresentare l’ennesima, ulteriore scusa per ritardare i pagamenti e per tagliare fuori dal mercato quella piccole e medie imprese che rappresentano il tessuto economico del nostro territorio, concorrendo coì a creare, in ultima analisi, non per cattiva volontà ma per difficoltà oggettive, i presupposti per la fine dell’indotto ceramico italiano.
E’ questo che vogliono gli imprenditori ceramici?…….E poi?????
(Dr.Valler Govoni, Presidente CerArte)

