
Spesso Zappa teneva a ricordare che la sua carriera era il risultato di un dirottamento verso il rock&roll di una vocazione diversa: quella del compositore, che in effetti è tornato in primo piano quando il chitarrista e il bandleader dovettero gettare la spugna, dopo che andarono deluse le ambizioni di portare in tour progetti grandiosi e prodotti in completa indipendenza. Zappa si formò letteralmente nel deserto, dove ascoltare musica voleva dire passare le giornate nell’unico negozio di dischi del villaggio e dove per studiarla bisognava far da soli, nella biblioteca scolastica. Con il suo genio e la sua tenacia, Zappa è riuscito così ad essere il rappresentante più radicale e consapevole di una generazione di artisti per cui ogni tradizione, senza distinzione di genere, dialetto, provenienza ecc. ha eguale status e valore culturale. Insieme – ma in modo del tutto diverso – a un altro grande maestro del XX secolo, John Cage, Zappa ha dimostrato che si può fare musica di elevata complessità a partire da tutto quello che è a portata d’orecchio, e con tutti i mezzi a disposizione, la carta, il nastro magnetico, il corpo dei musicisti; per racchiudere poi l’opera in un disco. Di questo modo di concepire la musica Zappa è stato il maestro e il pioniere insuperato.

