
Mori ha quindi illustrato alcuni esempi di come la legge, che intende costituire “la piattaforma su cui costruire le politiche di parità”, ha accolto stimoli e indicazioni della società civile: “Dall’introduzione della doppia preferenza di genere e dell’obbligo di parità tra i generi nelle liste per rafforzare il ruolo politico e istituzionale delle donne a un approccio di genere per la cura e l’assistenza sanitaria di tutti e tutte, perché, ad esempio, certi protocolli medici sperimentati solo sui maschi 35enni non sortiscono la stessa efficacia sulle donne; dall’attenzione verso il linguaggio per orientare diversamente l’immagine femminile data dai media all’Osservatorio nazionale contro la violenza di genere fino a strumenti tesi a rafforzare il ruolo delle associazioni femminili e di tutti quei presidi socio culturali che aiutano a difendere una cultura che prevenga la violenza sulle donne”.
A introdurre Roberta Mori è stata l’assessora alle Pari opportunità del Comune di Modena Ingrid Caporioni che nel suo intervento ha tra l’altro auspicato “investimenti regionali per intraprendere le azioni adottate nella Legge e che, in questa legislatura, si possa finalmente inaugurare la Casa delle donne”.
La presidente del Consiglio Francesca Maletti ha, inoltre, ringraziato anche “il Consiglio comunale precedente per il lavoro svolto a favore della Legge e ha ricordato l’azione culturale che ha aiutato Comune e Azienda Usl a creare una rete locale di contrasto alla violenza di genere, tesa a rimuovere le cause e a aiutare le vittime”.

