
«Abbinando le esigenze igienico sanitarie e quelle di controllo sulla proliferazione – prosegue Gozzoli – gli enti locali hanno ora uno strumento in più per rendere ancora più efficace l’attività di tutela dei nostri argini minacciati dalla proliferazione di questa specie. Occorre però avviare un confronto con i Comuni e gli Atc – conclude Gozzoli – per coordinare le modalità dei futuri piani di controllo che, se necessario, saranno intensificati».
Da alcuni anni la Provincia ha messo a punto un piano straordinario di controllo sui corsi d’acqua: in sei anni sono state abbattuti circa 51 mila esemplari.
Le nutrie sono dannose per gli argini non solo a causa delle tane ma anche perché distruggono in profondità la vegetazione contribuendo a rendere le rive meno stabili e più facilmente soggette a frane.
La nutria è un roditore di grossa taglia (gli adulti arrivano a pesare anche dieci chili) originario del Sudamerica e introdotto in Europa negli anni ‘20 per la produzione di pellicce (il cosiddetto castorino). Dopo la crisi di questa attività, la nutria, non essendo cacciate e in assenza di predatori naturali, ha iniziato a moltiplicarsi velocemente in tutta Europa.
Nel modenese la nutria è arrivata intorno ai primi anni ’80; i comuni più interessati sono quelli dell’area nord.

