
Lugli, 33 anni, carpigiano, insegna al dipartimento di Storia dell’Arte dell’Università di York, nel Regno Unito. Dopo aver studiato a Bologna, al Warburg Institute e all’Institute of Fine Arts della New York University, è stato ricercatore al Kunsthistorisches Institut-Max Planck Gesellschaft e ha lavorato per diverse testate giornalistiche, fra cui «Abitare», «Vogue» e «The Guardian».
Il libro pubblicato dal Mulino riporta sulla copertina un metro che si trova proprio nel Museo della Bilancia campogallianese.
Le vicende che, nell’arco di un secolo, accompagnano l’introduzione del sistema metrico decimale in Italia sono tanto sorprendenti quanto poco note: eppure si trattò di una innovazione destinata a rivoluzionare la vita degli italiani in tutti i campi, dall’economia alla farmaceutica, dall’architettura allo sport. Adottato ufficialmente dal neonato Stato unitario nel 1861, il metro fu in realtà importato in Italia nel 1796 da Napoleone per far piazza pulita della babele di misure che ostacolava il commercio fra le varie città italiane e col resto d’Europa. Nonostante una certa resistenza, anche politica, il metro però riuscì a imporsi, lentamente, grazie a una complessa serie di interventi ed eventi solo apparentemente disconnessi, che il libro di Lugli ricostruisce per la prima volta.
“Anche se focalizzo l’attenzione sulla vicenda italiana”, spiega Lugli, “quella del metro è una storia global: è stato il primo oggetto al mondo ad essere definito internazionale”.
Info: 059.527133 – www.museodellabilancia.it

