
Calano le imprese. La crisi non ha risparmiato le imprese del comparto meccanico: tra il dicembre 2008 e il dicembre 2014 (negli anni della crisi, dunque) le imprese sono passate da 3901 a 3698, con un -203 e -5,2% in termini percentuali. Il settore meccanico resta però importantissimo nella provincia di Modena, con il 5,5% delle imprese attive (3698 appunto su 66.576) con una percentuale del 39,9% sul manifatturiero (che conta, in totale, 9.269 aziende). Nella meccanica il 76,6% hanno fino a 9 dipendenti, il 21% tra 10 e 49, il 3% tra 50 e 250 e lo 0,4% oltre i 250 dipendenti. Dati che, significativamente, sono praticamente uguali a quelli della provincia di Reggio Emilia, l’altro territorio che nella meccanica fa la parte del leone.
Comune per comune. Guardando i comuni, sono ben 11 in provincia di Modena a superare le 100 imprese meccaniche: il capoluogo (875) è di gran lunga il Comune con più alta densità di questo genere di aziende, seguono Sassuolo (288), Carpi (199), Formigine (195), Castelfranco (176), Vignola (134), Mirandola 128), Maranello (120), Soliera (109) e Spilamberto (107), tutti comuni inseriti in distretti industriali d’eccellenza (oltre al meccanico, tessile, ceramico, agroalimentare, biomedicale). Non è un caso.
I mercati di sbocco. L’Europa della Ue a 27 è il primo mercato di sbocco dell’export, sfiora il 50%, seguono l’Asia (in particolare Giappone, India e Cina) che sale e sfiora il 20%, staccate America (soprattutto Usa e Canada) intorno all’11%, Europa extra Ue (al 9%, con Russia e Turchia in particolare) e Africa al 6%. Confrontando l’export nella meccanica con quelli di moda e agroalimentare, sempre restando a Modena ovviamente, si nota come la meccanica è il primo prodotto esportato nella Ue, in Asia/Australia e Africa, mentre la moda sfonda nell’Europa extra Ue (per merito di Russia e Turchia) e l’agroalimentare è forte in America. Tutti e tre questi settori fondamentali, comunque, hanno nel mercato ‘domestico’ dell’Unione Europea i numeri più alti, tra il 40% e il 50%.
I commenti. “Abbiamo avuto modo di confrontarci con casi di successo, in particolare con Stefani della System che ha dato suggerimenti preziosi agli imprenditori presenti – sottolinea Erio Luigi Munari, Presidente generale Lapam Confartigianato -. La meccanica resta trainante per la nostra economia e occorre sostenerla, dando impulso alle medie imprese perché prendano coraggio e guardino all’estero. I dati sull’export dimostrano che una delle chiavi della ripresa è proprio questa. E’ necessario aggiungere che a Modena vi sono tutti gli ingredienti per la tenuta e la crescita di questo settore: le imprese, la competitività, la propensione all’export, il capitale umano e un territorio in cui tutti questi ingredienti possono svilupparsi”.
“Il mercato ‘domestico’, quello europeo, è di gran lunga preponderante, a dimostrazione che c’è ancora molto spazio fuori dalla ‘vecchia Europa’ – aggiunge Daniele Zanasi, presidente Meccanica Lapam -. Per questo come associazione di categoria siamo fortemente impegnati a dare supporto alle imprese del settore nella loro ricerca dei mercati giusti. Gli stessi casi che abbiamo portato a esempio nel nostro seminario dimostrano che è possibile crescere e che, per farlo, non è necessario aumentare la dimensione d’impresa. Anche le Pmi hanno potenzialità ancora da esprimere appieno”.
La conclusione per Franco Stefani di System: “Tre sono i fattori determinanti per il successo del comparto: la cura costante dell’eccellenza dei prodotti meccanici di questi territori; la credibilità aziendale, costruita nel tempo, anche attraverso l’affidabilità dell’assistenza e del post vendita; il monitoraggio sistematico dei mercati esteri e delle variabili, non solo economiche, che vi agiscono; l’invito agli imprenditori della subfornitura meccanica a proporsi come partner attivi nella soluzione dei problemi delle aziende committenti, per un miglioramento continuo non solo del singolo prodotto ma anche dell’intera filiera produttiva”.

