
Per la cronaca, la spiegazione al dilagante fenomeno della legionella, risiede nel fatto che la zincatura messa a protezione delle tubature sarebbe “particolarmente sensibile”, a temperature superiori a 60 gradi e all’azione del cloro. In pratica, se nel 2010 uno studio del Dipartimento di Ingegneria dell’Università non avrebbe individuato difetti costruttivi nell’ospedale cittadino, pare (da fonti ufficiali) che una volta intaccata la tubatura, l’azione corrosiva divenga inarrestabile.
«Vorremmo capire, una volta per tutte, se il problema sia questo – dice Bargi – o se il fenomeno della legionella sia legato invece ad un inquinamento microbico della falda acquifera, dalla quale pescano i pozzi che riforniscono l’ospedale. In tal caso, sarebbe opportuno riferire se altre strutture pubbliche o private utilizzino le stesse fonti idriche e se non si ritenga utile (anche ai fini di evitare ingenti costi di manutenzione degli impianti) allacciare l’ospedale all’acquedotto di Modena, risolvendo in modo definitivo il problema».

