
L’uomo le avrebbe trattenuto i documenti di identità allo scopo di non farla fuggire ma, la giovane donna, satura delle umiliazioni costantemente patite, decideva ugualmente di allontanarsi, al fine di raggiungere i propri genitori, dimoranti in un non meglio specificato campo nomadi di Roma, al fine di ritrovare nell’ambiente familiare naturale, la dovuta sicurezza e serenità per lei e la propria prole. Con tale scopo, dopo varie vicissitudini ed utilizzando diversi treni, dal luogo di partenza, giungeva in questo scalo ferroviario sprovvista di titoli di viaggio e mezzi.
Gli agenti, con perizia e pazienza, verificavano la veridicità del racconto – confermato da successivo riscontro in banca dati, in quanto inserito recentemente a suo carico una nota di scomparsa, prontamente formalizzata dai propri congiunti d’origine perché preoccupati dalla notizia dell’allontanamento dalla sede d’oltralpe – e assistevano nell’immediato madre e figlio facendoli rifocillare presso un pubblico esercizio limitrofo all’ufficio di Polizia Ferroviaria, per poi interessarsi fattivamente con le preposte strutture assistenziali della zona che fornivano loro idoneo biglietto ferroviario. Mare e figlio venivano poi riaccompagnati ed assicurati a bordo un treno diretto al capoluogo Emiliano.
Presso lo scalo ferroviario di Bologna Centrale, personale di Polizia Ferroviaria, provvedeva ad assistere i viaggiatori durante il cambio obbligato di treno, avendo cura di rendere edotto della situazione di particolare disagio e necessità anche il personale ferroviario di bordo, al fine che questi avesse la necessaria sensibilità per assistere il loro viaggio fino a destino.

