
“I market di ogni marchio- si legge nel testo dell’atto d’indirizzo- quotidianamente producono e gettano significativi scarti di alimenti ancora commestibili, spesso solo perché non sono più esteticamente attraenti. Frutta e verdura in confezione vengono eliminate un giorno prima della scadenza per garantire al cliente l’assoluta freschezza del prodotto, mentre l’alimento sfuso subisce la stessa sorte appena sorge la minima imperfezione. I latticini, almeno tre giorni prima della scadenza, subiscono un taglio del prezzo allo scopo di eliminarne totalmente le giacenze prima di essere gettati”. Si evidenzia inoltre che “vari Stati membri della Ue hanno già varato misure per incoraggiare la donazione alle organizzazioni caritative dei generi alimentari invenduti”. Ogni anno, si legge in conclusione nell’atto, “l’Unione europea perde 90 milioni di tonnellate di generi alimentari e l’Italia contribuisce con un importo pari a 8,4 miliardi di euro l’anno di cibo buttato”.
Undici le proposte di modifica alla risoluzione presentate dalla minoranza: la maggioranza ha optato per il non passaggio al voto degli emendamenti.

