
Le indagini hanno evidenziato una situazione di rodata gestione illecita, costituita dalla volontaria attribuzione di errati codici identificativi rifiuti al fine di renderli recuperabili visto che, per la loro natura, non avrebbero potuto essere gestiti presso l’impianto, nonché al fine di agevolarne il conferimento da parte di propri clienti. Inoltre, le
complesse attività effettuate, hanno permesso di appurare una sistematica omessa attività di selezione/recupero a norma di legge di talune tipologie di rifiuti, ivi compresi anche quelli originati da raccolte differenziate urbane comunali, quali carta e plastica.
Di particolare evidenza risultava poi il fatto che ingenti quantitativi di rifiuti costituiti principalmente da urbani ingombranti e imballaggi misti speciali, venivano smaltite in discarica tal quali, in quanto il loro recupero non risultava sufficientemente remunerativo per la ex società imolese. Si è calcolato che nel triennio 2013-2014-2015 – mediante artifizi e raggiri costituiti nel non aver sottoposto a recupero tali rifiuti ma nell’aver loro esclusivamente cambiato codice, nonché mediante false attestazioni documentali del loro avvenuto recupero – la società abbia illecitamente smaltito in diverse discariche rifiuti usufruendo indebitamente dell’ecotassa in forma agevolata,
introitando un ingiusto profitto pari a circa €. 800.000, costituito dall’omesso versamento dell’intera quota di tributo dovuto alla Regione Emilia Romagna.
All’esito di quanto emerso sono state indagate cinque persone, tra le quali l’ex legale Rappresentante, tre funzionari della stessa società, ed un dipendente della cooperativa impiegata nell’impianto modenese. Inoltre è stata segnalata la società ai sensi della normativa inerente la responsabilità amministrativa dell’ente.

