
Dopo aver sottolineato che “ancora una volta, è soprattutto la componente femminile del lavoro che corre i rischi maggiori”, il consigliere Malferrari ha chiesto se l’Amministrazione ritenga utile un confronto con l’azienda, per capire se si possa scongiurare il licenziamento dei dipendenti o “se sia possibile intraprendere azioni che salvaguardino l’occupazione, rilanciando l’azienda, e se si possano utilizzare ammortizzatori sociali per gestire eventuali esuberi con criteri condivisi, come richiesto dai lavoratori e dai sindacati, e non unilaterali”.
Nella risposta, l’assessore Bosi ha riferito di aver parlato più volte sia il segretario della Slc-Cgil che la famiglia Sinigaglia, attuale proprietaria dell’azienda, per approfondire la situazione. “Il percorso si avvierà in Regione e alla Direzione del lavoro – ha spiegato l’assessore – ma naturalmente l’auspicio anche nostro è che l’azienda non proceda unilateralmente con la decisione di licenziare oltre cinquanta persone ma che, al contrario, accetti di valutare percorsi condivisi con le istituzioni e i lavoratori per verificare altre strade”.

All’atto della vendita, l’azienda contava 110 dipendenti che hanno subito cominciato a ridursi fino ad arrivare ai 92 attuali. Il settore delle figurine è in sofferenza da alcuni anni, tanto che il fatturato della Edis si è andato progressivamente riducendosi. A complicare il quadro, ha spiegato Bosi, nella seconda metà del 2016 è stata disdetta una commessa importante. All’inizio di febbraio l’azienda ha annunciato l’intenzione di avviare una procedura di licenziamento collettivo per 52 dipendenti.
Il 7 febbraio i lavoratori della Edis si sono astenuti dal lavoro a causa “della assoluta non disponibilità dell’azienda a ricorrere agli ammortizzatori sociali a disposizione per gestire la crisi. Durante il presidio i rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto e ottenuto un breve incontro con il direttore dello stabilimento per chiedere l’apertura di un tavolo di confronto, la riduzione degli esuberi e il ricorso agli ammortizzatori utilizzabili. Il 14 febbraio l’azienda ha fatto pervenire alle parti la lettera di apertura di procedura di licenziamento collettivo. Una nuova manifestazione dei dipendenti si è tenuta in questi giorni.
Dopo aver chiesto la trasformazione in interpellanza, Marco Bortolotti per il Movimento 5 stelle, si è augurato che “licenziando a Modena, la Edis non si stia preparando a trasferire l’attività in Romani dove ha un’altra sede produttiva”. Per il consigliere “un’Amministrazione responsabile non può disinteressarsi di fronte all’ennesima crisi che colpisce il territorio. Ci chiediamo a cosa sono servite finora le azioni della Giunta”.
Per il Pd, Antonio Carpentieri ha sottolineato che il compito del Comune è “cercare di far dialogare i soggetti coinvolti e cercare di limitare i danni con l’obiettivo di dare ai lavoratori che rischiano il licenziamento una risposta più che immediata che li tuteli. In altri casi, l’intervento dell’Amministrazione per facilitare il dialogo ha portato a risultati positivi”.
Nella replica il consigliere Malferrari ha sottolineato che la crisi della Edis è stata così rapida che il timore che la nuova proprietà voglia delocalizzare o che abbia acquisto l’azienda modenese per farla chiudere “c’è tutto”. Il consigliere ha messo anche in evidenza “l’azione necessaria dei sindacati. Emerge la consapevolezza di quanto conti il fatto che i lavoratori si siano organizzati per tempo per tutelare i propri interessi di fronte a un disegno aziendale che rischia di avere gravi conseguenze sulla loro vita”.

