
Dal confronto tra i capoluoghi di regione, Bologna si posizione nel 2016 nella parte alta della graduatoria, nel gruppo cioè delle città con inflazione positiva o nulla, a pari merito con Trento e Napoli. Se si analizzano i prezzi dei prodotti, però, si scopre che nel 2016 a Bologna i prezzi degli articoli acquistati con maggior frequenza dai consumatori registrano un tasso tendenziale negativo, ad eccezione dei mesi di gennaio, luglio e dicembre. Questa tipologia raggruppa i prodotti e i servizi di uso pressoché quotidiano, come i generi alimentari, le bevande analcoliche e alcoliche, i tabacchi, le spese per l’affitto, i beni non durevoli per la casa, i servizi per la pulizia e la manutenzione degli alloggi, i carburanti, i trasporti urbani, i giornali e i periodici, i servizi di ristorazione e le spese di assistenza. Molto più altalenanti invece i prezzi dei prodotti a media frequenza di acquisto, fortemente influenzati dai prezzi dei servizi di alloggio. Il gruppo di questi prodotti comprende per esempio le spese per l’abbigliamento, le tariffe elettriche e quelle relative all’acqua potabile e allo smaltimento dei rifiuti, i medicinali, i servizi medici e quelli dentistici, i trasporti stradali, ferroviari, marittimi e aerei, i servizi postali e telefonici, i servizi ricreativi e culturali, i pacchetti vacanze, i libri, gli alberghi e gli altri servizi di alloggio. In progressivo calo risulta invece il tasso tendenziale dei prodotti a bassa frequenza di acquisto che, pur rimanendo di segno positivo nel 2016, si riduce progressivamente dall’1,5% dei primi mesi dell’anno allo 0,1% di dicembre: si tratta di elettrodomestici, servizi ospedalieri, acquisto dei mezzi di trasporto, servizi di trasloco, apparecchi audiovisivi, fotografici e informatici, articoli sportivi.
L’Ufficio comunale di Statistica ha anche elaborato per il 2016 la top ten dei rincari e quella delle diminuzioni. La variazione media annua più elevata vede al primo posto in graduatoria i servizi postali (9%), i servizi di alloggio (6,3%), prodotti di orologeria e gioielleria (5,7%), pesce e prodotti ittici (4,4%), supporti di registrazione (4,3%), altri servizi per l’abitazione (3,7%), acquisto di servizi di trasporto (3,7%), telefoni (3,6%), apparecchi per il trattamento dell’informazione (3,5%), assicurazioni sui mezzi di trasporto (3,4%). Le diminuzioni dei prezzi più elevate vedono invece in testa il gasolio per il riscaldamento (-9,6%), le mense (-8,7%), il gas (-8,2%), apparecchi di ricezione, registrazione e riproduzione di suoni e immagini (-7,7%), carburanti e lubrificanti per mezzi di trasporto privati (-7,6%), combustibili solidi (-5,7%), animali domestici e relativi prodotti (-5%), trasporto aereo passeggeri (-3,5%), biciclette (-3,4%), piccoli elettrodomestici (-2,7%).
A questo link si può consultare il consueto studio annuale redatto dall’Ufficio Comunale di Statistica, nel quale viene analizzato l’andamento dell’indice dei prezzi nelle sue varie articolazioni, evidenziando gli aumenti e i cali dei prezzo più significativi; vengono inoltre messi a confronto i dati dell’inflazione nei capoluoghi di regione e in quelli dell’Emilia-Romagna. Per un’analisi più dettagliata è infine possibile consultare l’appendice statistica, in cui vengono esaminati gli andamenti delle varie divisioni e delle classi di prodotti e servizi, evidenziando i rincari e le diminuzioni più rilevanti.

