
Il dato delle imprese attive rende l’effettiva capacità della base imprenditoriale. A fine marzo, le imprese attive erano 405.174, pari a 2.760 in meno (-0,7 per cento) rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Il ritmo della flessione tendenziale rilevata accelera lievemente rispetto a quello riferito allo stesso trimestre dello scorso anno (-0,6 per cento), mentre a livello nazionale le imprese attive restano sostanzialmente invariate.
I settori che hanno maggiormente determinato la riduzione delle imprese attive sono l’agricoltura, silvicoltura e pesca (-1.204 unità, -2,0 per cento), le costruzioni (-1.004 unità, -1,5 per cento) e l’insieme del commercio (-763 unità, -0,8 per cento). Segno rosso anche per le attività immobiliari (-470 unità, -1,7 per cento) e il settore manifatturiero (-468 unità, -1,1 per cento). Segnali positivi provengono solo dai settori dei servizi, in primo luogo dall’aggregato del noleggio, delle agenzie di viaggio e dei servizi di supporto alle imprese (+403 unità, +3,6 per cento), quindi dalla crescita dei servizi di alloggio e ristorazione (+283 unità, +1,0 per cento).
Gli andamenti sono nettamente divergenti anche per le tipologie di forma giuridica delle imprese. L’unico sostanziale segno positivo deriva dal forte aumento tendenziale delle società di capitale (+1.883 unità, +2,2 per cento), grazie al sostegno dell’attrattività della normativa sulle società a responsabilità limitata, che invece ha gravato sulla diminuzione di 2.160 unità (-2,6 per cento) delle società di persone, sensibilmente più ampia di quella subita nello stesso trimestre dello scorso anno e la più ampia mai registrata dal 2000 in poi.
Sono andate perdute inoltre 2.478 ditte individuali (-1,1 per cento), un po‘ meno che nello stesso trimestre dello scorso anno.

