
Entrambi i reni sono stati prelevati dall’equipe di Chirurgia Vascolare, diretta dal prof. Roberto Silingardi, da quella di Anestesia e Rianimazione, diretta dalla dottoressa Elisabetta Bertellini, in collaborazione con l’equipe della Chirurgia dei Trapianti, diretta dal prof. Fabrizio Di Benedetto.


Dopo 4 ore di circolazione extracorporea il paziente è stato condotto in sala operatoria per il prelievo dei reni, eseguito dal dott. Giovanni Ragazzi dall’equipe di Chirurgia Vascolare dell’Ospedale Civile di Baggiovara, diretta dal dott. Roberto Silingardi, in collaborazione con l’equipe della Chirurgia dei Trapianti, diretta dal Prof. Fabrizio Di Benedetto. I reni sono stati poi trapiantati con successo all’Ospedale S. Orsola di Bologna in un unico ricevente.
La donazione a cuore fermo
Normalmente la donazione viene effettuata da donatore in morte encefalica quindi a cuore ancora battente. In questo caso, invece, il cuore del donatore era fermo di conseguenza il processo di donazione, quale procedura clinico chirurgica di alta complessità, ha richiesto un elevatissimo livello di collaborazione tra strutture e discipline diverse: Terapia Intensiva, Chirurgia Vascolare, Chirurgia dei Trapianti, Nefrologia, laboratorio analisi, ingegneria clinica, percorso attentamente seguito dal coordinatore locale delle Donazioni, dott. Stefano Baroni.
La legge in Italia sancisce che per determinare la morte con criteri cardiologici occorre osservare un’assenza completa di battito cardiaco e di circolo per almeno 20 minuti: tale condizione determina con certezza una necrosi encefalica, con la perdita irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo stesso. La donazione “a cuore fermo” in Italia è regolata dai medesimi riferimenti legislativi ed etici della donazione da donatore in cui la morte è accertata con criteri neurologici (sei ore di osservazione da parte della commissione che deve accertare la morte). Una volta accertata la morte, il prelievo di organi da un donatore a cuore fermo a scopo di trapianto si presenta come una procedura complessa dal punto di vista organizzativo, a partire dal sistema di emergenza sanitaria territoriale e dalle equipe di medici e operatori sanitari coinvolti nelle diverse procedure.
Questo tipo di donazione richiede inoltre l’utilizzo di sofisticati strumenti dedicati alla conservazione del fegato. La tecnologia attuale permette infatti di ri-ossigenare a temperature e pressioni controllate il fegato prelevato, al fine di migliorarne la performance prima del trapianto.
Una nuova speranza per chi è in attesa di trapianto
Questa procedura consente di estendere il numero dei potenziali donatori, comprendendo donatori che un tempo non era possibile prendendone in considerazione, contribuendo a ridurre la “cronica” carenza d’organi che determina lunghi periodi di attesa in lista, con conseguente rischio di uscita dalla stessa per la progressione della malattia e la conseguente impossibilità di affrontare un trapianto.

