
Nello stesso giro di anni in cui Martin Lutero dette l’avvio al moto riformatore in Germania, a Zurigo si aprì un secondo fronte della Riforma a opera di Ulrich Zwingli, da cui nacque la corrente «riformata» del protestantesimo, parallela ma non identica a quella luterana. La conferenza intende riflettere sull’attività riformatrice di Zwingli nei suoi aspetti teologici e ecclesiastici, ma anche nei risvolti sociali e politici.
Zwingli nacque nel 1484 a Wildhaus, da una famiglia di contadini agiati. Frequentò le scuole latine di Basilea e Berna e l’Università di Vienna. Nel 1506 conseguì il titolo di magister artium all’Università di Basilea. Appena ventiduenne fu ordinato sacerdote e venne nominato parroco della piccola città di Glarona, dove rimase fino al 1516. Furono anni decisivi per la sua formazione: acquisì una solida cultura classica; si dedicò alla lettura dei Padri della Chiesa; studiò a fondo le opere di Erasmo, ed ebbe conoscenza di quelle di Pico della Mirandola. La fama di dotto sacerdote gli valse la nomina nel 1519 a pievano a Zurigo. L’opera riformatrice di Zwingli a Zurigo si realizzò tra gli anni 1522-1525. In che misura fu influenzata dall’esperienza di Lutero? La questione continua ad essere dibattuta tra gli studiosi. Come Lutero, Zwingli non riteneva che la chiesa cristiana dovesse essere rifondata, ma solo riformata. Del Riformatore tedesco condivideva altresì, pur avendoli elaborati in forma autonoma e adattati alle esigenze di una repubblica cittadina, i grandi princìpi teologici. Se si vuole giudicare equamente, la differenza fondamentale che intercorse fra i due Riformatori consiste in questo: Lutero partì dall’esigenza interiore della riscoperta della fede e soltanto involontariamente, passò ad occuparsi della riforma della chiesa e della società – afferma Campi – Zwingli, viceversa, fedele all’impostazione dell’umanismo elvetico, denunciò abusi nella società, colpì superstizioni nella chiesa e su questo terreno si inserì successivamente il messaggio della salvezza. Si tratta di due percorsi che seguirono direzioni diverse, ma che si conclusero, in ultima analisi, con lo stesso risultato.
Sulla base di un testo di Zwingli imbottito di citazioni bibliche, la Breve istruzione cristiana (ottobre 1523), i magistrati zurighesi procedettero alla rimozione delle immagini e degli organi dalle chiese, all’abolizione della messa e delle festività dei santi; presero provvedimenti decisivi per un riassetto del culto, ridotto alla lettura e spiegazione della Scrittura in lingua volgare e alla celebrazione dei sacramenti del battesimo e della Cena. Quasi contemporaneamente seguì la soppressione dei conventi sia nella città sia nella campagna. Le radici teologiche di questi cambiamenti epocali che facevano tabula rasa della tradizione medievale si trovano nel Commentarius de vera et falsa religione (marzo 1525), l’opera principale di Zwingli. Ma più significativa ancora fu l’attuazione, dal 1525, di riforme sociali che non soltanto contribuirono all’affermazione della Riforma a Zurigo ma portarono anche a imitazioni in altre città. Fu istituito un sistema di assistenza pubblica non più svolta da istituzioni religiose o da singoli, ma regolata da leggi dello stato; fu promossa l’istruzione primaria, gratuita per i meno abbienti e obbligatoria per tutti; fu introdotto il tribunale matrimoniale; fu fondata la prima scuola teologica per la formazione accademica dei pastori riformati, dalla cui attività scaturì, già nel 1531, la prima traduzione evangelica della Bibbia in lingua tedesca. Vi è quindi una consequenzialità nell’opera riformatrice di Zwingli che è sconosciuta a Lutero.
La conferenza si tiene nel Teatro della Fondazione. La partecipazione è libera e a richiesta si rilasciano attestati di partecipazione. Il ciclo di lezioni è organizzato dalla Fondazione Collegio San Carlo di Modena, ente accreditato presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ai sensi di quanto previsto dalla Direttiva di accreditamento degli enti di formazione del personale della scuola n. 170/2016, con il contributo di BPER: Banca. La conferenza, come tutte le altre del ciclo, sarà inserita nell’archivio conferenze presente sul sito www.fondazionesancarlo.it, dove sarà accessibile gratuitamente.
Erede di una tradizione secolare nell’ambito della formazione dei giovani, la Scuola Internazionale di Alti Studi “Scienze della cultura” rappresenta un centro di eccellenza e di alta qualificazione didattica e scientifica. La Scuola ha per fine la formazione post-lauream secondo programmi di ricerca interdisciplinari (filosofia, scienze religiose, scienze umane e sociali e studi storici) e prevede due distinti percorsi formativi, ai quali si accede per concorso pubblico internazionale: il corso di perfezionamento triennale, riconosciuto equipollente al dottorato di ricerca, e il corso di specializzazione annuale. L’attività didattica consiste in corsi residenziali con docenti di fama internazionale, seminari, incontri di discussione e convegni per un totale annuo di oltre 250 ore di lezione in lingua italiana, inglese e francese.
Per ulteriori informazioni:
Tel. 059.421240
sas@fondazionesancarlo.it

