
Risorse ingenti per una misura a sostegno dei nuclei in difficoltà economica e che la Regione intende rendere strutturale, da qui lo stanziamento pluriennale.
Grazie al Fondo affitti, i Comuni potranno concedere alle famiglie che stentano a pagare il canone di locazione della casa in cui abitano, un contributo che potrà variare da 2 a 6 mensilità, per un tetto massimo di 3mila euro. Requisiti necessari per ottenere il contributo, risiedere in Emilia-Romagna e dichiarare un reddito Isee compreso tra 3mila e 17mila euro.
“Dopo il piano per abbattere le rette dei nidi, completiamo un’altra misura di welfare ed equità sociale sulla quale ci eravamo impegnati ad agire- afferma il presidente della Regione, Stefano Bonaccini-. Vogliamo costruire le condizioni nelle quali chi si trovi in difficoltà economica, anche nel ceto medio, non debba rinunciare al presente né alla libertà di programmare il proprio futuro, e lo facciamo stanziando risorse straordinarie. E anche in questo caso agiamo insieme ai Comuni, i primi a intercettare nei territori le situazioni di disagio o difficoltà. Il nostro obiettivo è la piena inclusione sociale, perché nessuno debba sentirsi escluso a causa della propria condizione economica. E’ importante, anche per il futuro, non far mai mancare il massimo sostegno a chi attraversa un periodo di difficoltà, spesso neppure imputabile alla propria volontà”.
“Importante sottolineare la collaborazione con i Comuni, gli Enti e i Tavoli Casa provinciali- precisa il sottosegretario alla Presidenza, Giammaria Manghi-. I Comuni, peraltro, potranno raggiungere con risorse proprie quelle famiglie che si trovano in particolari situazioni di disagio.”
36mila nuclei familiari possibili beneficiari
Attivato dalla legge nazionale 431/1998, il Fondo affitti ha conosciuto negli anni alterne vicende. Nel 2015 è stato modificato riguardo alla ripartizione delle risorse: per distretti socio-sanitari e non più per Comuni. Per il 2019, lo Stato ha consentito di utilizzare per il sostegno all’affitto le risorse ancora disponibili della legge per la morosità incolpevole, poco utilizzata a causa della ristrettezza dei vincoli imposti ai bandi comunali.
Quest’anno la dotazione del Fondo affitti risulta aumentata del 20% rispetto al 2015. L’importo del contributo da assegnare ai cittadini è a discrezione dei singoli Comuni, ma è ipotizzabile un ampliamento della platea dei beneficiari che, secondo le stime, si avvicinerà ai 36mila nuclei familiari. Infatti, 4 anni fa con gli 11 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione avevano ricevuto i contributi circa 10mila persone.
Con l’obiettivo di aumentare l’efficacia del provvedimento, ora sono stati individuati nuovi criteri e regole per la gestione del Fondo. Come nel 2015, il riparto delle risorse avviene per distretto socio-sanitario, maper il 50% sulla base del numero delle famiglie residenti, per il 25% rispetto alle risorse concesse ai singoli Distretti nel 2015 e per il restante 25% in base al numero di richieste soddisfatte sempre nel 2015. Ai Comuni spetta invece il compito di indire i bandi rivolti alle famiglie per la richiesta del contributo.
Un’altra novità del Fondo affitti è la raccolta, richiesta ai Comuni, di alcune informazioni sui nuclei familiari in affitto (non nel patrimonio ERP), che dichiarano un reddito Isee fino a 41mila euro: una richiesta di collaborazione – facoltativa – utile a definire la fotografia del disagio abitativo presente in regione e per programmare l’utilizzo delle prossime risorse. Per questo, contemporaneamente ai Bandi per l’assegnazione delle risorse 2019, sarà possibile per i nuclei famigliari, compilare un modulo per la raccolta delle informazioni richieste (dal genere di occupazione al tipo di contratto di locazione).

