
Tuttavia, la minore velocità della discesa apre alla prospettiva di un possibile consolidamento. Anche il saldo tra le quote delle imprese che rilevano un aumento o una diminuzione tendenziale delle vendite si alleggerisce e risale a -0,4 da -4,8 punti. Complice l’effetto della stagionalità, è atteso un miglioramento delle vendite nel corso del quarto trimestre 2019 – dato disponibile prossimamente – tanto che nei giudizi delle imprese si è determinato un miglioramento di 11,5 punti del saldo, risalito da +4,1 a quota +15,6 punti.
Le tipologie. Il dettaglio specializzato non alimentare ha accusato la flessione più ampia delle vendite (-1,1 per cento), le vendite dello specializzato alimentare sono rimaste sostanzialmente invariate, mentre iper, super e grandi magazzini hanno confermato la tendenza positiva seppure solo con un lieve aumento (+0,2 per cento).
La dimensione delle imprese. I dati mostrano una correlazione positiva dell’andamento delle vendite con la dimensione aziendale, con un effetto soglia. La piccola distribuzione, da 1 a 5 addetti, accusa un calo dello 0,9 per cento e le imprese di media dimensione, da 6 a 19 addetti, registrano una correzione più accentuata del 2,0 per cento, mentre la tendenza risulta lievemente positiva per le imprese con almeno 20 addetti (+0,2 per cento).
Il registro delle imprese. La pressione sulla base imprenditoriale del dettaglio si è lievemente rafforzata. Le imprese attive nel commercio al dettaglio erano 43.876 al 30 settembre 2019. Rispetto ad un anno prima la loro consistenza è diminuita del 2,6 per cento (-1.194 unità). L’andamento negativo è dato dall’ampia riduzione delle ditte individuali (-903 unità, -2,9 per cento) e da quella più rapida delle società di persone (-4,0 per cento, -380 unità). Queste risentono dell’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata, che determina una crescita più contenuta delle società di capitale (+1,8 per cento, +85 unità).

