
“Difatti, proprio in questi giorni, a livello nazionale, sono programmati una serie di delicati incontri su: assunzioni; recapito (acquisizioni e riorganizzazioni, visto che sta variando la composizione del prodotto, con meno mail e un aumentao significativo di pacchi e pacchetti); rinnovo CCNL (parte economica e parte normativa); tematiche COVID 19: chiesta una corsia preferenziale per la vaccinazione in tempi brevi di tutti i lavoratori di Poste, con particolare attenzione ai settori a contatto col pubblico.
Sia ben chiaro, i problemi sono noti e sotto gli occhi di tutti: carenza cronica di addetti nei settori MP (mercato privato) e PCL (poste comunicazione logistica), aggravata dalle domande di pensionamento anticipato; pressioni commerciali; strumentazione non sempre adeguata; mobilità in uscita non compensata; rinnovo del contratto … il tutto aggravato dalla pandemia che sta colpendo sempre più diffusamente anche i postali. Proprio quei lavoratori che in tutti questi mesi hanno continuato ad assicurare il loro servizio con grande spirito di sacrificio.
Ed è evidente che se le trattative in corso non dovessero portare ai risultati sperati, SLP-CISL e UIL-Poste chiameranno con solerzia i lavoratori ad azioni di sostegno e di sciopero. Tuttavia, la prima strada da percorrere è e rimane sempre quella del dialogo, soprattutto quando si propettano ampi spazi di confronto”.
“In questo momento bisogna avere il coraggio di mettere al bando sterili interessi di sigla e pensare al bene comune, al bene dei lavoratori. Lo sciopero è un atto di gran responsabilità, sia per l’enorme sacrificio che richiede ai lavoratori, sia per i danni e i disagi che arreca agli utenti e all’azienda stessa. Uno strumento sacrosanto che va utilizzato con rigore quando la strada del dialogo e della trattativa non lascia più margini di manovra. In questo caso – concludono SLP-CISL e UIL-POSTE risulta difficile comprenderne le ragioni, se non con uno scenario che appare sempre più viziato da meri interessi di bottega”.

