
Il sindaco Roberto Solomita gli dedica le parole che seguono: “avresti dovuto essere il protagonista del prossimo 25 Aprile, leggendo una testimonianza della tua esperienza da partigiano. Lo leggeremo noi per te, tenendo alta la bandiera come hai sempre fatto, perché la memoria di quei sacrifici che ci hanno dato la libertà non si esaurisca mai. Ciao Enea.”

“Nel 1940”, prosegue la narrazione autobiografica di Enea, “Mussolini decise di entrare in guerra al fianco di Hitler e i miei fratelli furono chiamati alle armi: Tonino, il maggiore, fu inviato a combattere in Tunisia; Silvestro, il secondogenito, fu inviato nei pressi di Roma. Entrambi furono catturati. Potete immaginare il tormento di mio padre. Ogni volta che rincasava, rivolgeva lo sguardo al quadro con il ritratto del Duce, che doveva essere presente in ogni casa, e lo malediva. La stessa cosa, certamente, non poteva fare in pubblico; farlo avrebbe significato, perlomeno, restare senza lavoro. Pur essendo poco più di un ragazzo, di fronte a queste situazioni drammatiche avevo cominciato a nutrire una forte avversione verso i fascisti; così, appena avuta l’occasione, sono entrato delle file dei partigiani”.

