
In particolare, si tratta di un documento che riabilita la validità del certificato dopo una rivalutazione che, a seconda della gravità della sintomatologia sofferta dall’atleta col Covid, consiste in alcuni esami che variano al variare della gravità della situazione. Stesso percorso per i non professionisti, ma con la differenza che devono passare almeno 30 giorni dalla negativizzazione del tampone o dalla data di fine isolamento prima di sottoporsi alla rivalutazione. Caso diverso se il non professionista dichiari e dimostri di dovere partecipare ad una competizione di livello nazionale : in questo caso potrà avvalersi del protocollo dei professionisti e non aspettare i 30 giorni.
“Stiamo ricevendo notizie relative a pericolose ‘personalizzazioni’ del protocollo FMSI/Ministeriale che, messe in atto per concedere il Return to play più rapidamente possibile, trascurano importanti step diagnostici – afferma Gustavo Savino, Direttore della Medicina dello Sport dell’Azienda USL di Modena -. La tempistica dei 30 giorni per i non professionisti e la tipologia degli esami per le rivalutazioni si basano su un razionale scientifico che non è possibile trascurare. A proposito mi piacerebbe sottolineare che chiunque adotti protocolli differenti a quelli descritti nei documenti ufficiali, espone l’atleta a potenziali rischi per la salute e sé stesso a conseguenze legali qualora lo sportivo dovesse avere problemi di salute dopo la ripresa dell’attività”.

